domenica 5 settembre 2010

La passione - Carlo Mazzacurati

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Autore: Giacomo Lamborizio
Vice-direttore di paperstreet.it

Il secondo film italiano in concorso porta la firma di Carlo Mazzacurati. Una produzione importante (Rai e Fandango, due dei canali privilegiati del cinema italiano “di qualità”) raccoglie un cast d'eccezione per una commedia che diverte molto il pubblico presente stamattina alla proiezione per la stampa.

Gianni Dubois (Silvio Orlando) è un regista cinquantenne la cui vena creativa pare ormai esaurita dopo cinque anni in cui non ha prodotto niente. Quando finalmente gli si presenta l'opportunità di tornare alla ribalta dirigendo una giovane star televisiva non riesce a trovare un'idea decente per il film. A complicare le cose ci si mette il sindaco di un paesino toscano che lo obbliga, con la minaccia di una denuncia per danneggiamento del patrimonio artistico, a dirigere la locale sacra rappresentazione della Passione. Lo aiuterà un ex ladro redento dal teatro (Battiston).

Il racconto della crisi creativa e personale di un uomo di mezza età, che ritrova nell'arte povera della pantomima paesana il gusto del racconto che aveva perduto e forse la forza per tornare a fare cinema. La “paura di creare”, come la definisce il regista, non è certo un tema nuovo ma viene qui rappresentato con buona verve grazie ad un attore-garanzia come Orlando, perfettamente nella parte, e a una sceneggiatura che azzecca molte battute («questo è il paese più ingrato del mondo: Garibaldi è andato in esilio, Dante pure... Roberto Baggio l'hanno fatto giocare due anni nel Brescia» è quella che ha strappato più risate) e qualche gag. Da segnalare, oltre al sempre bravo Battiston, anche Guzzanti nel ruolo di un pomposo vate delle previsioni del tempo, poi Gesù verboso e impostato che ricorda i suoi grandi personaggi televisivi.

Un buon film per passare un'ora e mezza divertendosi. Con alcuni Grandi Attori Italiani nelle parti che ci aspettiamo da loro, sempre pericolosamente simili alle maschere della commedia dell'arte (la Sandrelli cinquantenne un po' deficiente ormai è prossima alla dignità di Arlecchino). Un prodotto che reca il marchio-garanzia Fandango dell'“opera di qualità per un pubblico medio decentemente acculturato” che ha fatto la fortuna di Procacci. Per le novità meglio rivolgersi altrove.

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