venerdì 10 settembre 2010

Cold fish - Sion Sono


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Autore: Giacomo Franzoso
Collaboratore di paperstreet.it

Oggi nel programma della mostra compariva questo “Cold Fish”, il nuovo film del regista che, a quanto ho letto, sta riscuotendo un enorme successo in Giappone: la prima cosa che mi viene da pensare è “Wow, interessante, ci vado!”

Così alle 22.00 ero seduto in sala attendendo di visionare questa pellicola definita horror ma che horror propriamente non è.

All’inizio il film presenta alcuni degli stilemi classici del genere giapponese, c’è il solito personaggio bistrattato da tutti e incapace di reagire alle ingiurie provocategli: in questo caso specifico è un padre di famiglia, il Sig. Shamoto, proprietario di un piccolo negozio di pesci tropicali egli è considerato un fallito dalla figlia e dalla seconda moglie.

La trama inizia a dipanarsi quando Shamoto riceve una chiamata: la figlia è stata sorpresa a taccheggiare in un negozio. Arrivati sul luogo del misfatto, il protagonista e la moglia cadono nel baratro di umiliazione tipico della cultura giapponese mentre il proprietario li rimprovera duramente; a risolvere la situazione è un simpatico anziano dall’aria gioviale e disinibita: il Sig. Murata appare come un uomo importante e ben voluto dal proprietario. Invita quindi la famiglia nel suo negozio di pesci tropicali, il migliore della città: qui compare la moglie, Aiko, uno dei personaggi chiave della pellicola.

Se hai letto fin qua il film te l’ho già rovinato in buona parte (scherzo, spero) ma da qui in poi lascio a voi la visione della pellicola.

Nonostante la durata di due ore e mezza circa la visione scorre piacevolmente in una spirale di depravazione e ultraviolenza (la nostra amata ultraviolenza, come direbbe un certo Alex), la tecnica registica non è esasperata ma efficace con molte inquadrature superbe e uno svolgimento che lascia molto spazio all’immaginazione.

Un film non banale, lo consiglio vivamente a chi non è debole di stomaco.

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