mercoledì 8 settembre 2010

Promises written in water - Vincent Gallo


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Autore: Giacomo Franzoso
Collaboratore di paperstreet.it
Oggi c’era la proiezione del nuovo film di Gallo, uno dei più poliedrici artisti americani. Dal regista di “Buffalo ’66” mi aspettavo qualcosa di cinico e spietato, uno di quei film che ti lasciano l’amaro in bocca dopo averti dato ripetutamente pugni nello stomaco.

Entrato nella sala prendo posto e dopo le foto di rito all’attrice protagonista Delfine Bafort, seduta proprio davanti a me, si spengono le luci e si entra nella magia. Durante i titoli di testa, alla scritta “Music by Vincent Gallo”, scroscio di applausi insensato: il pubblico in trepidante attesa sembra già entusiasta del film. Comodo com’ero sulla poltrona durante la prima sequenza gli occhi mi si fanno pesanti, le palpebre iniziano a calare, ma devo resistere, potrebbe essere il capolavoro definitivo dell’artista pluriacclamato.

Dopo quindici minuti di film, dieci dei quali occupati interamente dal volto di Gallo e senza nessun dialogo degno di nota gli occhi mi si chiudono definitivamente: a un certo punto mi sento picchiettare sulla spalla; era proprio lui, il regista che mi sveglia e dice:
-ma non dovevi intervistarmi?-
-ah giusto- rispondo io – bene, iniziamo. Perché ha deciso di girare un film così?-
-Mah non lo so, forse perché mi andava.-
-La prossima volta forse è meglio se evita. A mio avviso per fare un film artistico non basta sparare un bianco e nero slavato, utilizzare il blur (la sfuocatura) in ogni maledetta scena, lasciare inquadrature fisse per dieci minuti con un viso intontito tra il serio e l’ammiccante.-
-Fottiti!-
-Ecco, forse quella è la battuta più bella che c’è nel film.-
-Fottiti!-
-Ecco di nuovo il suo stile: la ripetizione che in questa pellicola la fa da padrona nei discorsi. Nulla a che vedere con Buffalo ’66.-
-Ho detto fottiti!-
-E poi non me ne frega niente se finito il film tutti hanno applaudito per dieci minuti ininterroti, i tre quarti della folla dormiva e il momento di picco del film è stato raggiunto quando il ruggito di un dormiente ha inebriato la platea con risatine e chiacchiericcio compiaciuto.-
-Ma tu non capisci un cazzo! Fottiti!-
-Me ne rendo conto, spero solo che anche lei nel prossimo film non capirà un cazzo e farà ciò che sa fare veramente: buon cinema.-

Mi guarda a lungo, poi apro gli occhi e il film è finito.
Fosse andata così realmente non avrei subito un’ora e un quarto di opprimenza psicologica: invece sono rimasto sveglio combattendo contro il sonno; ma il film non prende nessuno, se non chi poi ama cercare i significati reconditi in ogni gesto, movimento del corpo, battito di ciglia anche quando il film non presenta nient’altro di sensato. La storia non prende, la tecnica è esasperata e inutile, nauseante, gli attori recitano inutilmente in una pellicola atona.

Se volete un buon sonnifero senza drogarvi di valium ecco un buon sostituto.

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