domenica 12 settembre 2010

The American

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di Anton Corbijn,
con George Clooney e Violante Placido - 2010

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it


Quali sono i parametri su cui si basa l'acquisto di una nuova vettura?
Si guarda al costo, al consumo, al comfort, alla qualità del motore.
Ci sono tuttavia alcune fortunate vetture che vengono scelte prima di tutto in funzione di due fattori: la loro estetica e il marchio che le ha prodotte.
A quel punto la lista precedentemente elencata finisce in secondo piano. Quel particolare prodotto vince sugli altri perché è bello prima che perfettamente funzionante.
Ecco la storia di questo film: un prodotto bello e godibile pur non perfettamente funzionante.
Come si assapora da un primo rapido sguardo alla locandina, 'The american' poggia le proprie basi su quel minimalismo prio delle spy story anni '70, reinterpretando e tuttavia facendo propri schemi di pacatezza e pulizia compositiva che ne caratterizzano l'intero impianto.
La trama, tratta dal romanzo di Martin Booth 'A Very Private Gentleman', è estremamente semplice e vede in George Clooney il fulcro stesso del film.
'L'americano' è un professionista del crimine rifugiato in un piccolissimo borgo abruzzese dal quale è chiamato a preparare il suo prossimo 'lavoro'. Qui vi conosce il parroco del paese, un Paolo Bonacelli non messo in condizione di esprimersi al meglio. Incontro rilevante è quello con Clara, prostituta con cui stringerà una relazione, interpretata da un'azzeccata e disinibita Violante Placido, che dopo Moana prosegue con questo copione la serie dei ruoli a tinte forti. Dubitando che l'Academy vorrà premiare con un oscar il lavoro della giovane stella nostrana, c'è da dire che ci troviamo comunque di fronte ad un buon approccio. Insomma, poteva andarci peggio: Clooney avrebbe potuto imporre la Canalis, o per azzardare meno il tiro, l'internazionalissima Bellucci...
Appurato ciò, a cose normali si dovrebbe dire che 'tutto il resto è noia', perché un film che propone l'intrigo come propria linfa e in realtà di intrigo ne esterna ben poco, delude forse un pubblico affamato di trame nascoste e colpi di scena. Eppure 'The american' conserva in se la capacità di stupire, perché si mostra in realtà un racconto pacato ed intimista 'dell'americano' stesso, piuttosto che di tutto ciò che gli ruota intorno. Per fortuna questo americano ha qualche carta nascosta nella manica, insomma.
Il film non è adatto a chi in un museo corre in cerca di vortici stupefacenti nella sala dei Van Gogh, ma soddisferà appieno coloro che si soffermano e si commuovono di fronte alla sinfonia dei Rothko.
Questo è il grande merito della pellicola: tornare ad imporre semplicità, minimalismo e un ottimo gusto retrò in un cinema sempre più tempestato di lustrini e futili espedienti.
Ci sono ottime trovate, sia narrative che realizzative, in grado di rendere al meglio tutto questo. Dietro alla macchina da presa Anton Corbijn (poco esperto di cinema ma pioniere di videoclip di successo dai Depeche mode ai Coldplay) tesse una regia elegante che affonda il proprio carattere nel continuo contrasto fra l'ampiezza di campo adottata per le riprese dei magnifici scenari abruzzesi e uno sguardo intimista ai limiti dell'intusivo adoperato sugli attori, con particolare attenzione al protagonista. Un delicato e intelligente gioco di messa a fuoco restituisce allo spettatore personaggi perfettamente nitidi su fondali incerti e ben illuminati da una fotografia quasi sempre azzeccata. Un montaggio ermetico ma ben funzionante lega tutto ciò in un prodotto senz'altro ben confezionato.
Nota di altissimo pregio è l'uso sapiente del silenzio che s'intreccia ad una colonna sonora per lo più a base di archi, adatta e mai decontestualizzata.
L'italianità di questo film è qualcosa di godibile e senz'altro di particolare fruizione da parte di noi spettatori dello stivale, poiché il grado di approccio ai personaggi e alle ambientazioni risulta essere immediato.
Dopo copioni come Good Night, and Good Luck, Syriana e Michael Clayton, solo per citarne alcuni, Clooney si conferma attento sommelier appassionato di prodotti d'annata, in cui le proprie limitatezze d'attore riescono a scivolare nettamente in secondo piano. Per quanto riguarda la versione italiana da denotare la sempre superba prestazione di Francesco Pannofino, magnifico doppiatore del divo americano, in grado di accrescere un discreto e già consolidato spessore.
Che dire? 'The american' non è certo il film della vita, ma è un lavoro senz'altro meritevole di nota.

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