lunedì 16 agosto 2010

“Chloe – Tra seduzione e inganno”: un esempio di pessimo cinema.

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Autore: Omar Mannini
Collaboratore di paperstreet.it

Egoyan non riesce ad approfondire il discorso sul doppio e sulle “false verità”, sprofondando tra le maglie di una pellicola da dimenticare.

Premessa: secondo me Atom Egoyan è un ottimo regista e titoli come “Il viaggio di Felicia” e “False verità” sono colpevolmente misconosciuti e andrebbero recuperati, esaminati e rivalutati con più attenzione.

Sono film che dimostrano un tocco raffinato, una capacità (psico)analitica non comune e riescono a diffondere una latente carica di ambiguità, che mette in crisi sia i personaggi raccontati che lo spettatore con i suoi preconcetti.

Invece l’ultima sua opera, “Chloe - tra seduzione e inganno”, uscita la scorsa primavera sui nostri schermi, riesce nel difficile compito di essere un completo fallimento e, al contempo, un’indigesta presa in giro del pubblico.

Chloe (Amanda Seyfried) è una giovane prostituta d’alto bordo che, nel tentativo di sedurre una ginecologa di mezza età (Catherine, Julianne Moore), inscena il falso tradimento del marito di lei (David, Liam Neeson). Finirà male.

Un inizio piuttosto promettente (i primi minuti), di grande eleganza formale e sensualità, con la presentazione del personaggio di Chloe e della filosofia che sta dietro al suo lavoro, viene affossato da uno sviluppo frettoloso e forzato.

La pessima sceneggiatura di Erin Cressida Wilson crea personaggi manichei, situazioni telefonate, slealmente costruite e dialoghi al limite della stupidità (Chloe: “prendo lo zinco”, Catherine: “credi possa essere utile?”). Oltre alla prevedibilità della storia registriamo poi un fastidioso corto circuito che mira, con ogni artificio narrativo, all’inganno dello spettatore, con sequenze assolutamente poco credibili dal punto di vista della “naturalezza” degli eventi (un esempio è la scena della lezione del professore con adescamento).

Da par loro ci mettono qualcosa anche la laccata fotografia di Paul Sarossy, le fintissime scenografie di Philip Barker e Jim Lambie e un Egoyan che manca –sorprendentemente- di tatto e gusto, come nell’incontro sessuale tra Chloe e Catherine.

Ultima nota dolente: malgrado la professionalità della sempre brava Julianne Moore, Liam Neeson sembra stanco e svogliato nel suo mantenere un distacco assolutamente standard, mentre la giovane Amanda Seyfried è un piccolo, burroso e inutile clone della già sopravvalutata Scarlett Johansonn.

Un brutto inciampo, pesante ed irritante, dal quale aspettiamo una pronta rinascita: ti auguriamo un dolce domani, Atom!

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