mercoledì 21 aprile 2010

Un bacio e una pistola - Kiss me deadly (1955)

di Robert Aldrich

Autore: Roberta Montella

Meno osannato degli altri film trattati finora, tuttavia ritenuto “culturalmente significante” dalla Library of Congress di Washington D.C. e citato in pellicole d’autore del calibro di Tarantino e Lynch, Un bacio e una pistola narra la vicenda di un uomo alle prese con un mistero pericoloso quanto accattivante. Omicidi, rapimenti e incontri inaspettati dettano il ritmo di questa storia nera, capace di tenere con il fiato sospeso per tutto il film, scena finale compresa. La sceneggiatura si basa su un racconto del mistero dello scrittore Mickey Spillane. Prodotto e diretto da Robert Aldrich, che ricordiamo come regista di un cinema impegnato soprattutto negli anni ‘60 e ‘70 grazie a film come Che fine ha fatto baby Jane e Quella sporca dozzina, dirige in questo caso un noir vicino al thriller, nel quale il protagonista viene interpretato da Ralph Mikker. L’investigatore privato Mike Hammer si presenta come un personaggio fuori dagli schemi: vive un rapporto ambiguo con la sua segretaria / amante Velda (Maxine Cooper) ed entrambi sfruttano le separazioni fra coniugi per trarne un lucroso profitto. Ma Velda è solo una delle numerose donne che affollano la pellicola e la casa di Mike, tutte apparentemente bisognose di protezione, la maggior parte guidate da un secondo fine. In questo film le figure femminili ricoprono alla perfezione il ruolo di mistero e passione, forze attraenti per l’investigatore ma anche fatalmente distruttive. Le femmes fatales sono tali solo se portano con loro quell’aura di fascino e di pericolo che tanto attira i protagonisti maschili dei noir e che si rivela un quantomai inevitabile agguato pre-mortem. I fatti narrati si svolgono nel cuore della notte, in una Los Angeles semideserta, ad ogni inquadratura più cupa e silenziosa. I personaggi che sfilano uno dopo l’altro davanti all’obiettivo, entrando e uscendo dalla vita di Mike come segni significanti e al tempo stesso senza senso, rivelano in modo trasparente la loro piccolezza e fragilità grazie all’efficacia delle riprese che li intrappolano dall’alto. Gli interni sono colmi di attrezzi e oggetti, pieni di mobilio, impossibile muoversi con disinvoltura e agilità. Talvolta, tracce della teoria psicoanalitica in voga in quegli anni si fa notare, come nella scena in cui viene somministrato il farmaco Penthotal al protagonista, il famoso siero della verità, grazie al quale “..il suo subconscio darà la risposta mentre dorme..”. Amici che vengono uccisi e altre persone che appaiono in maniera curiosa si danno il cambio in un vortice di tensione che sembra iniziare ad ogni sequenza un nuovo giro.
L’investigatore si impegna a scoprire l’ubicazione di un oggetto appartenuto ad una sconosciuta, apparsa nuda e poi morta all’inizio della storia, che neanche lui sa, con esatezza, cosa nasconda. Come afferma Velda: “Cos’è che cerchi Mike? Che cos’è questo chissacchè??!! Ma a voi cosa importa! Siete tutti affannati nella ricerca inutile di un chissacchè!”.
Il fine dell’indagine è sempre poco rilevante rispetto al percorso che compie il personaggio. È solo un pretesto affinchè la vicenda prosegua e le figure maschili e femminili si scontrino in un gioco perpetuo di attrazione e morte.
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