venerdì 2 aprile 2010

La fiamma del peccato (Double Indemnity)

di Billy Wilder, 1944

Autore: Roberta Montella

“L’ho ucciso io, l’ho ucciso per denaro.. e per una donna. E non ho preso il denaro. E non ho preso la donna. Bell’affare!”. Queste sono le parole pronunciate in un dittafono da Walter Neff, le quali rivelano la verità su un omicidio premeditato. Il film di Wilder è la trasposizione cinematografica di un noto romanzo di James Mc Cain dal titolo Double Indemnity in three of a kind. La confessione, che vede l’uomo in primo piano, ferito ad una spalla, racconatare l’intera vicenda in prima persona, dura un flashback lungo tutto il film. In questo noir la parola, il monologo di Neff, interpretato dall’attore Fred Mc Murray, assumono la funzione di conoscenza, di verità, negata dallo sguardo. Lo spettatore, infatti, ascolta il protagonista narrare che tutto ha inizio il 16 luglio 1938, a Los Angeles. L’uomo, un assicuratore, fa visita ad un cliente per il rinnovo di una polizza ma s’imbatte nella moglie di lui, dalla quale viene immediatamente sedotto. Barbara Stanwyck, che in questo film interpreta la sofisticata dark lady Phillys Dietrichson, appare in tutta la sua bellezza sopra la scalinata della casa, coperta solo da un asciugamano. Neff ne rimane ammaliato e confuso, riesce a vedere solo lei, quindi non vede il gioco perverso che la donna ha prontamente intrapreso nei suoi confronti. Il racconto in prima persona prosegue con tutti i particolari di quel fatidico giorno e di quelli successivi. I due sono attratti l’uno dall’altra e complottano di uccidere il signor Dietrichson per ottenere l’indennità stipulata. E se lo faranno con i dovuti accorgimenti, secondo l’assicurazione, l’indennità sarà raddoppiata. Le atmosfere si dimostrano all’altezza del genere. Sono prediletti gli interni, i contrasti forti fra ombra e luce così come le tecniche del racconto verbale (e voce fuoricampo) e del flashback, che fanno emergere il desiderio rimosso del protagonista. Il ricevente della confessione è il capo della compagnia Barton Keyes (il celeberrimo Edward G. Robinson) il quale ricopre inoltre il ruolo di figura paterna e di Legge nei confronti di Neff, che gli va contro trasgredendo tutti i prinicipi in cui credeva. Il ritratto di Keyes risulta essere uno fra i più riusciti del cinema noir in quanto incarna, nei modi e nel pensiero, l’investigatore per eccellenza, colui che indaga alla ricerca della verità nascosta e non apparrente.
Keyes, che ancora non sospetta di Neff ma è vicino alla risoluzione dell’omicidio del sig. Dietrichson, dichiara che è la donna la vera colpevole, sicuramente aiutata da un complice: “Insieme si sentono più sicuri ma non lo sono, il pericolo è raddoppiato! Hanno commesso un omicidio! E non è come prendere un tram da cui ciascuno scende a suo piacere… Sono legati e compiranno insieme tutto il percorso, senza scampo, e l’ultima fermata sarà il cimitero!!”. Phillys, la jeopardy woman del film, è sinonimo non solo di fascino e mistero, ma soprattutto di pericolo e di morte, per se stessa e per gli uomini che incontra sul suo cammino. Così La fiamma del peccato può essere definito un noir godibile e raffinato, dove l’interpretazione e la sceneggiatura sono solo da imitare.

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