venerdì 12 marzo 2010

La fuga (Dark passage)

Di Delmer Daves – 1947

Autore: Roberta Montella

L’indimenticabile Humphrey Bogart e la sofisticata Lauren Bacall sono i protagonisti del noir La fuga, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di John Goodis, diretto dal regista Delmer Daves. Questo film ha la capacità di concentrare tutti gli elementi caratteristici del genere a partire dalla questione della visione. La pellicola inizia, infatti, con la soggettiva del protagonista che si trova in una situazione di rischio e pericolo in quanto è appena evaso dal carcere di San Quentin. Il divo Bogart, che qui interpreta Vincent Parry, uomo accusato di uxoricidio, non sarà visibile per ben tre quarti del film. Per non essere scoperto e poter cercare chi è il vero assassino di sua moglie, Parry dovrà sottoporsi ad un intervento di chirurgia facciale, per questo non verrà mostrato allo spettatore prima dell’operazione. Il pubblico, quindi, viene penalizzato poiché il punto di vista della macchina da presa apparirà sempre parziale e mai totale.
Il noir, come forma e genere nel cinema, interessa un determinato periodo che va da Il mistero del falco del 1941, di John Huston a L’infernale Quinlan del 1958, di Orson Welles. Tutti i film prodotti e realizzati in questo tempo sovvertono le regole del cinema classico e presentano nuovi modi di rappresentazione. Essi sono influenzati non solo dalla letteratura hard-boiled americana ma anche da ulteriori correnti artistiche come l’espressionismo tedesco e il realismo poetico francese, che esaltano l’oscurità dell’animo umano per esorcizzare paure ataviche, mai del tutto risolte. La pellicola rielabora e propone al pubblico un nuovo modo di vedere e di raccontare. Ne La fuga, Vincent Parry è costretto a fuggire per provare la propria innocenza. Lo sentiamo parlare con se stesso, in prima persona, a discutere sul da farsi. Vediamo con i suoi occhi, proviamo il suo smarrimento e, infine, il suo sollievo nell’incontrare la donna che lo aiuterà a salvarsi. La perfetta Lauren Bacall interpreta un ruolo a metà fra la dark lady e l’eroina buona, la cosìddetta jeopardy woman dei film noir. Le sue intenzioni non risultano subito chiare, ma pian piano i dubbi lasciano spazio alla certezza di una sincera simpatia verso l’uomo.
Le atmosfere sono cupe e sinistre. La maggior parte degli eventi si svolgono di notte, in una San Francisco vuota e semiilluminata, quasi fosse una trasposizione cinematografica dei noti quadri del pittore Hopper. Il montaggio serrato, le riprese in soggettiva, le tecniche di sovrimpressione e la voce fuori campo rappresentano un linguaggio specifico che offre l’esempio di una pellicola noir in piena regola. Il protagonista scappa per tutto il film, corre, lotta, si nasconde, poi esce di nuovo allo scoperto sperando di provare la propria innocenza e di costruirsi una nuova vita, una nuova faccia: una nuova identità. Lo scenografo E. Zanetti disse a proposito del genere: “Il noir ha un fascino senza tempo perché l’eroe non ha via d’uscita, né scelta ed è costretto a seguire il proprio destino”. La ricerca del protagonista è quella dello spettattore: il personaggio è allo stesso tempo oggetto e soggetto dello sguardo. La fuga sembra infinita poiché tutti spiano tutti, in un gioco di controllo che non lascia scampo e dove la stessa città sembra costituire una trappola dalla quale è impossibile salvarsi.

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Pubblicato anche sul nostro sito partner Paperstreet.it

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Un commento accattivante...viene proprio voglia di vederlo!