martedì 22 dicembre 2009

Vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino

nei versi di Gigi VINCENZI (TAMBA)

A seguire una lirica di …Buon Auspicio, scritta vent’anni fa da Gigi Vincenzi détto Tamba, secondo lo scutmai (soprannome, nôm de plume) che da sempre contraddistingue lui e la sua famiglia.
Vincenzi è uno dei migliori scrittori dialettali e non solo di casa nostra, un maestro del genere ed un vero maestro di scuola elementare che in età professionale insegnò in tutti i paesi della provincia di Ferrara, apprendendo ‘tutte le lingue dialettali ferraresi’, presenti e parlate, almeno allora, nel nostro stupendo territorio e le loro varianti.
Una lezione da non perdere, quella della poesia sottocitata, specie per i giovani, da ‘non dimenticare di ricordare’ per non ricadere in ‘errori’ come quel muro della vergogna il cui crollo Gigi celebrò, per l’appunto, nella sua poesia, scritta il 19 dicembre di quel 1989.
E poi ancora un altro suo simpatico pensiero in poesia sempre dialettale, non tradotto perché….comprensibilissimo, almeno da noi, ‘indigeni locali’: fa parte delle nostre belle tradizioni, un'altra fetta di quel patrimonio pure da ‘non dimenticare di ricordare’, perché la nostra identità è parte integrante, come tutte le altre, del mondo intero.

NADAL UTANTANÓV *
(Dopo la caduta del Muro di Berlino)

Col Nadal dl’ “…utantanóv”,
vèrs “Alvant” qualcosa as móv:
cascà “i mur” dla difidénza,
dla speranza as mét la sménza
che int al mónd, tut quant i stian,
i sa scambia stricà ad man!
Sgnór!…Fa in mòd ch’advénta véra
sta gran vója ad pas sinzèra!…



NATALE OTTANTANOVE – 19 dicembre 2009
(Dopo la caduta del muro di Berlino)

Con il Natale “…ottantanove”,
verso Levante (Est) qualcosa si muove:
caduti i muri della diffidenza,
della speranza si mette a dimora il seme
che nel mondo, tutte le persone,
si scambino strette di mano!
Signore!… Fa’ in modo che diventi vera
questa gran voglia di pace sincera!…

* Da: Grépul, Poesie e testi in lingua ferrarese, di Luigi VINCENZI – TAMBA , a cura di Maria Cristina NASCOSI SANDRI, Portomaggiore (Fe), Arstudio C ed., 2003

NADÀL E TRADIZZIÓN D’NA VÒLTA

Arbul, presèpi, stéla e tant lumìn…
Va in zir a unz’al spròch, pr’il cà, i zuvnit
cantand la Vècia’ ach pòrta i guciaró…

A mezanòt: a Méssa granda e pó…
bròd ad galina vècia coi caplit,
purè, salama, sabadún e vin!

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