martedì 17 novembre 2009

Chagall e il Mediterraneo

Palazzo Blu, Pisa fino all’8 gennaio 2010
Autore: Diego Símini - Direttore Responsabile di 4rum.it

Bella e copiosa mostra quella allestita al Palazzo Blu di Pisa, che documenta in particolare la fascinazione dell’artista russo Marc Chagall per il Mediterraneo, conosciuto da adulto quando, trasferitosi a Parigi, viene a contatto con le terre che circondano il Mare Nostrum, in particolare la Provenza di Cézanne e Van Gogh. Tra le molte opere presenti, ben collocate e illuminate, vorrei sottolineare un bel Tavolo davanti al villaggio, del 1968, di una fase tarda del pittore (nato nel 1887, morto nel 1985), in cui si condensano alcuni dei suoi temi figurativi più cari: la coppia abbracciata aleggiante, la capra, il mazzo di fiori, su uno sfondo realistico di Saint-Paul-de-Vence, quella che potremmo definire la Mecca della pittura del XX secolo (vi soggiornò a lungo anche Picasso). Maestro della composizione fatta di sovrapposizione di elementi, Chagall ama unire gesti diversi, tradizioni lontane, mezzi espressivi differenti. Ecco ad esempio la stupenda statua Cavallo mitico, di cui molto si potrebbe parlare per quanta concerne gli influssi e le intenzioni espressive. Basti ricordare che è un caso a sé, che non a caso nella mostra è collocato vicino a un arazzo di grandi dimensioni, anch’esso un genere espressivo meno frequentato.
Chagall illustrò vari libri, tra cui le Favole di La Fontaine, e sono belle quelle immagini, in cui è spontanea l’associazione che l’artista fa tra il tema di ogni favola e la sua arte. L’amore di Chagall per la musica è pure ben documentato, tra gli altri con un Souvenir de la flûte enchantée (Ricordo del Flauto magico), del 1976, in cui si sussegguono le suggestioni legate all’incantevole opera mozartiana.
L’attrazione di Chagall per il Mediterraneo è ben rappresentata dall’importanza talvolta immensa che i fiori rivestono nelle sue opere. Non solo il mazzo di fiori è un elemento frequente nei suoi dipinti, ma certe volte finiscono con lo schiacciare, quasi estromettere il “tema” del quadro, come in due ritratti, uno del 1926, della moglie Bella (Bella con libro oppure Bella a Mourillon); l’altro di Vava, di cinquant’anni più tardi (1976), dove il mazzo di fiori ha una tale intensità, una tale forza di attrazione dello sguardo, in contrasto con la delicatezza e quasi evanescenza del soggetto ritratto, da far pensare a un rovesciamento della ‘gerarchia’ interna dell’opera.
Vorrei richiamare l’attenzione su alcuni temi che potremmo definire spirituali, esplicitati nella mostra. Un aspetto spesso citato per Chagall, ebreo chassidico, che fece un viaggio in Palestina nel 1931 per conoscere i luoghi sacri della sua religione, ed è interessante vedere lo sguardo particolare che riserva alle suggestioni della Terra Santa. Ma certo un’opera complessa, fitta di rimandi, di angosce e al tempo stesso di speranze, che rappresenta come poche la densità, la delicatezza e la profondità della visione artistica e spirituale di Chagall è Resurrezione sulle sponde del fiume del 1947. Si tratta di una opera sovrastata da una crocifissso orizzontale che richiama Cimabue e le icone russe, con una mezza luna nera che copre le ginocchia, una violenta cesura della composizione in diagonale e una moltitudine di elementi come varie donne quasi evanescenti nella zona centrale, un autoritratto fantastico nell’atto di dipingere sul bordo destro. La zona che potremmo definire “illuminata”, quella superiore sinistra, in cui si vede un fiume che attaversa la città, è tutta accentuatamente rossa. Sul fiume si riflette la luna nera del Cristo, ma qui è rossa anch’essa. Come in altre pitture di Chagall, colpisce la forza del grido, della capacità dell’artista di coinvolgere lo spettatore nel suo inno all’umanità, alla creazione, lui, che aveva appena visto finire una guerra mondiale per la seconda volta.
Al visitatore rimangono impresse varie immagini, quelle di un artista unico non solo nel Novecento ma forse in tutta la storia dell’arte europea.

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