venerdì 30 ottobre 2009

36 vues du Pic Saint Loup di RIVETTE

Autore: Maria Cristina Nascosi

In concorso a VENEZIA 66

Metateatro del più puro, quello del film di Jacques Rivette, 36 vues du Pic Saint Loup, presentato in concorso alla 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Si avvale della sempre migliore interpretazione del nostro Sergio Castellitto che recita in diretta in francese, peraltro, ed è alla seconda esperienza recitativa col grande ed ormai settantatreenne regista francese della Nouvelle Vague, dopo Va savoir – Chi lo sa? del 2001.
Spero – ha detto Castellitto in conferenza-stampa a Venezia 66, reduce con la moglie Margaret Mazzantini e figli dal Campiello, appena da lei vinto – di poter far presto il terzo film con Rivette!
Ma presente, a pari merito, una musa della ribellione francese, lei inglese, una matura ed ottima Jane Birkin – ormai non più ‘scandalosa’ per Serge Gainsbourg e già interprete per Rivette ne La belle noiseuse, del 1991.
E tornare a lavorare con lui - ha affermato l’attrice in conferenza - stampa a Venezia 66 - è stato come ri-immergersi nel proprio DNA, in formula archetipica.
Il film è ambientato in un circo: improvvisamente il proprietario del tendone muore e i dipendenti decidono di telefonare a Kate (Jane Birkin), la figlia, che non vedono da quindici anni. La donna, ormai matura, accetta, seppur dolorosamente, l’incarico, mentre appare, all’orizzonte Vittorio (Sergio Castellitto) che si aggiunge, pian piano alla vita circense, ‘dentro e fuori’, divenendone elemento pressoché imprescindibile…
Metateatro, si diceva, la cifra stilistica applicata dall’ultimo Rivette, non nuova per lui: non a caso contestualmente ai dialoghi originali si usano termini da teatro greco - latino come Helas ( e chi se lo ricorda più, si traduce con Ahimé, n.d.r.).
Teatro nel teatro, dunque, arte per l’arte, conversazioni, recitazione misurata e tutto si svolge in un ambiente che è un classico, quello circense, che, ancora, ci riporta all’antica Roma, ai suoi spettacoli.
Un uomo, uno sconosciuto che diviene ‘motore – azione – destino – chiave di volta’ delle vite incrociate dei comprimari.
E per un attimo lui stesso diviene un circense, uno di loro.
- Che fai? - chiedono a Castellitto.
- Viaggio, non vivo - risponde lui, lievemente.
Ma non è vero! Chi viaggia, vive due volte – è stato detto – al contempo e Castellitto lo fa veramente e fa ri-vivere gli altri, fa riprendere loro coscienza del sé e li ‘costringe’ ad una nuova ‘migliore’ esistenza, migliorando pure la propria.
Bella prova, questa di Rivette, breve, 84 soli minuti, per fortuna: quanto basta – come direbbe Woody Allen. Ma la sintesi è il segreto dello spirito, è come ritrovare la verità della vita, nella finzione del circo. Questione di punti di vista: è il titolo italiano scelto per il film, uscito nelle sale l’11 settembre scorso.

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