domenica 13 settembre 2009

A sproposito – Le passanti di Venezia

Autore: Lucio Laugelli

Era il 1974 quando il grande autore genovese prendeva in prestito le note di Georges Brassens e pubblicava "Le passanti". Splendida canzone con cui ho scelto di aprire questo pezzo che non parlerà di cinema, nonostante scritto nel Palazzo del Casinò del Lido, dove accanto a me, tanti altri giornalisti di testate ben più importanti stanno scrivendo le loro impressioni sul film appena visto.
E' da giorni che siamo completamente immersi nel cinema e ben venga ma una pausa può starci soprattutto se la composizione di questo pezzo, che come finisce non lo so, è nata proprio grazie a questi giorni in Laguna. Perché oltre a parlare, qualche volta discutere, e poi scrivere dei film proiettati non si può non raccontare delle Passanti di questo 66° Festival. Come le chiamava De André "gli episodi del cammino". Non so se è a far uscire queste righe sia una mia predisposizione all'innamoramento cronico e superficiale che porta poi a essere perennemente insoddisfatti di ciò che si ha per cercare continuamente quel che non si può avere e rimanere con in mano un pugno di mosche - bruttissima questa espressione -. Ma è una vecchia storia: spesso ci piace chi ci rifiuta e non si considera invece chi è affianco a noi. Senza andare troppo fuori tema quindi si parlava delle centinaia di "passanti" vedute in questi ultimi giorni. Queste splendide gambe di fretta, questi visi disegnati. E i discorsi rubati in coda, voci prese in considerazione durante la noia dell'attesa, solo perché bellissime. Che poi queste comparse, ogni giorno, sono quelle che più fanno bene; già perché magari poi conoscendole, queste piacevoli apparizioni, perderebbero inevitabilmente un po' del loro fascino. Se ci si fa caso con le persone che ci dicono di si può iniziare qualcosa di bello o di blando; con quelle che ci mandano a stendere può rimanere un senso di rivalsa, o di delusione. Ma quelle che rimangono frammenti delle nostre giornate non possono che giovare al nostro spirito e a quel che facciamo, non possono, nel loro piccolo, che ispirarci e farci bene. E il festival di Venezia, in quanto a passanti, primeggia.
Grazie quindi, oltre agli addetti ai lavori dei film che vediamo, anche a queste ignare figure avvolte nella loro fretta di andare dove non si sa.

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