sabato 5 settembre 2009

“Baarìa”, cronaca di un successo annunciato,

Autore: Maria Cristina Nascosi

IL FILM DI TORNATORE APRE 'VENEZIA 66'

Un vero successo, anche se lo è stato forse più di pubblico che di critica.
Baarìa, di Giuseppe Tornatore, kolossal da 25/28 milioni di euro, film italiano che dopo vent’anni ha aperto la 66 a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, ha avuto infatti una prima proiezione per la stampa che ha appena intiepidito i cuori; ma quella ufficiale è stata un vero trionfo, applausi, standing ovation ed emotività a non finire prima in Sala Grande poi al PalaBiennale.
Lo stesso Tornatore, con la figlioletta in braccio, non si è risparmiato in commozione : “E’ un film in buona parte autobiografico, ha dichiarato, c’è molta parte della mia vita e di quella del mio luogo di origine, Bagherìa – Baarìa è il termine in lingua fenicia da cui deriva – tanto che avrei voluto che la prima volta fosse tutto nella mia lingua dialettale – senza demagogia, s’intende”.
Cast stellare per un quasi docu-fiction – 300 attori, tra cui mezzo gotha attoriale italiano, da Michele Placido ad un cameo osée di Monica Bellucci, da Raoul Bova ad Enrico Lo Verso a Luigi Lo Cascio a Lina Sastri a Frassica, anche se le due giovani promesse che lo interpretano da protagonisti, Margareth Madè e Francesco Scianna, superano in bravura un po’ tutti.
Baarìa, che uscirà nelle sale il 25 settembre prossimo, è una saga che si snoda dai primi del Novecento agli anni Ottanta nell’arco di tre generazioni, vero pezzo di Storia della nostra terra.
Nel corso della pellicola scorrono, infatti, molte delle vicende storiche dell’Italia del Dopoguerra: il Fascismo, la Riforma Agraria, la strage di Portella della Ginestra, gli anni ’60 e il boom economico che in Sicilia arrivò in seconda istanza.
Lungo due ore e mezzo, Baarìa, che si avvale delle musiche del Maestro Ennio Morricone – e non poteva essere che così per un tale ‘soggetto’ - pure presente in sala, è piaciuto anche al Ministro della Cultura Sandro Bondi che l’ha definito, tra l’altro, un film ‘emozionante, corale, epico e privato insieme…che gli Italiani dovrebbero vedere’.
Ieri è stato premiato Francesco Citto Maselli con il riconoscimento “Pietro Bianchi” del SNGCI, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, presente a Venezia 66, Fuori Concorso, con il suo ultimo Le Ombre Rosse, interpreti Ennio Fantastichini, Roberto Herlitzka, Lucia Poli ed il grande ferrarese Arnoldo Foà, film che testimonia sempre il suo impegno e credo politico di persona eccezionale, a dispetto dell’età, che, per sua stessa ammissione, ‘vuole ancora cambiare il mondo’.
"Mi commuove pensare che sono passati 60 anni dalla mia prima volta a Venezia - ha ulteriormente commentato Maselli, al ricevimento del premio - Al Lido ho debuttato nel 1949 con il documentario Bagnaia, paese italiano, poi ci sono tornato con sei film (…) Sono onoratissimo e mi da' una grande emozione ricevere il Premio Bianchi soprattutto perché mi riporta al mio legame con uno dei pochi critici che si poteva considerare un intellettuale umanista(…) Il titolo, scaturito dalla mente di Caterina D’Amico, di Rai Cinema, mi è piaciuto subito, anche come omaggio- citazione, è superfluo sottolinearlo, al grande capolavoro di John Ford”.

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