domenica 6 settembre 2009

Accident- Yi Ngoy

Ovvero: “I Cinesi stanno conquistando il mondo, cinema compreso”

Autore: Federico Braconi

Arriviamo giusto in tempo per la visione delle undici e mezza al Palabiennale e troviamo (per fortuna) una sala semi vuota. Il film inizia subito, in tutti i sensi.
La prima sequenza è a dir poco bellissima, coinvolgente. Un misto tra spettacolarità e sobrietà, realtà e surrealtà, incidenti e coincidenze che sfociano su una finestra rotta... una finestra rotta che frana su un boss della Malavita, uccidendolo.
(A differenza di molti miei autorevoli, prestigiosi e acculturati colleghi non vorrei rischiare di rovinarvi il gusto di scoprire la trama. Questo è uno di quei film che vanno scoperti piano piano. In generale, meno ne leggete meglio è, quindi per la trama basta così)
La recitazione è ottima, anzi meglio, invisibile. Degna della miglior scuola Hollywoodiana è la prestazione di “Mente”, capo dell'organizzazione e protagonista del film, freddo e impeccabile che neanche una statua avrebbe potuto fare meglio. Un espressione seria, attenta, intelligente presente ovunque e che non da mai fastidio. Dialoghi corti, freddi, talvolta arrabbiati, in una sceneggiatura ben costruita (che sembra tratta a metà tra Sherlock Holmes e l'Orwell di “1984”), prettamente funzionali: i cinesi ci si presentano come gente di poche parole, gente concreta, precisa, efficientissima. Una sceneggiatura che mette in luce uomini e società di un paese che è destinato sicuramente a crescere.
Il regista, Chang, a modesto parere di chi scrive è un vero professionista. In diverse scene, avrebbe potuto cedere alla tentazione di spettacolarizzare e mettere in mostra qualità tecniche peculiari, cosa che, eccellentemente, non ha fatto. Ci si scorda quasi che c'è una regia anche se (o forse, appunto perché) la qualità delle immagini è ottima, come anche la scelta e il gusto per le inquadrature.
In definitiva credo che la qualità migliore di questo film sia proprio quella di non voler strafare. Una produzione efficiente, un regista preparato e attori bravissimi che non si auto-celebrano. Una bella storia, anche se un po' inquietante...
Un grazie all'organizzazione che ha messo in concorso questo film: il festival, stavolta, parte bene.

P.S. Se la scena del ping pong tra “Trippa” e “Donna” l'avesse girata Tarantino (in maniera identica) le più grandi testate cinematografiche italiane ne starebbero sicuramente scrivendo su reportage appositi.

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