lunedì 3 agosto 2009

Il Ferrarese Michelangelo Antonioni

A due anni dalla scomparsa

Autore: Maria Cristina Nascosi

Michelangelo Antonioni è scomparso due anni fa, il 30 luglio 2007, insieme con un altro grande internazionale, Ingmar Bergman che ha ‘scelto’ di andarsene a poche ore di distanza da lui.
Il passaggio di ‘quei due’ - per dirla con banale brevitas - ha cambiato di sicuro la storia del cinema mondiale: entrambi, mutatis mutandis, si capisce, hanno stigmatizzato, nelle proprie immortali opere, situazioni, stati d’animo, interazioni di un’umanità sempre più alla ricerca di se stessa, che hanno il sapore di un classico, T.S. Eliot docet.
In particolare Antonioni, nella sua cosmopolita grandezza, immortalata da un tardo Oscar alla carriera, non dimenticò mai, fin dal cinema dei ‘suoi’ primordi, le origini ferraresi: poche parole, nella sua lingua di latte - come diceva Foscolo – sono in incipit al suo primo cortometraggio, “Gente del Po”, girato tra il ’43 ed il ’47, a causa della guerra - e, anzi, sono le uniche pronunciate in tutta la pellicola: Un òm, una dòna, ’na putìna / Un uomo, una donna, una bambina.
Tra ricordi e smemoratezza, Antonioni è quello che, più o meno indirettamente, viene celebrato a distanza, seppur ravvicinata, di tempo..
Piccole e grandi iniziative son appena avvenute e stanno avvenendo in suo ricordo: alla Rocca Brancaleone di Ravenna, il 7 luglio scorso Giorgio Gaslini ha riproposto le sue musiche per il film "La notte" (1960), Orso d’oro a Berlino nel 1961.
Nota è la sempre viva ricerca musicale che Antonioni opeò nei suoi film ad iniziare dal suo primo lungometraggio, “Cronaca di un amore”, già magistralmente girato nella sua Ferrara, del 1950, che ‘vanta’ una colonna sonora firmata Giovanni Fusco – musicista d’avanguardia e padre della moderna musica da film, come l’ha definito Ermanno Comuzio - che per esso ottenne il Nastro d’Argento per la miglior musica a Cannes nel 1951, ripresentato, a fine luglio, in omaggio ad Antonioni ed allo stesso Fusco, nativo del luogo, a Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento per la XIII edizione del Sannio Film Fest, il festival internazionale della scenografia e del costume, diretto da Remigio Truocchio.
Da non scordare la enorme rilevanza della successiva collaborazione di Fusco con Antonioni per la trilogia dell’incomunicabilità realizzata negli anni Sessanta comprendente, come è noto, l’Avventura, l’Eclisse e Deserto rosso, trilogia che qualcuno ampliò in tetralogia, aggiungendovi La notte.
E, last but not least, nell’ambito della mostra "Viaggi in Italia. Set del cinema italiano 1941-1959", allestita dal 2 al 12 settembre al Lido di Venezia, al primo piano del Palazzo del Cinema, durante la 66ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, promossa dal Centro Cinema Città di Cesena insieme alla Fototeca della Cineteca Nazionale, la Biennale di Venezia e la Regione Emilia-Romagna, che raccoglierà una cinquantina di scatti in b/n riferiti ad alcuni film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale, girati nel periodo 1941-1959 dai più grandi registi di tutti i tempi, ce ne saranno due ‘fondamentali’: quelli di “Ossessione” (1942), di Luchino Visconti, girato tra Ferrara e le rive del Po, la prima trasposizione cinematografica de “Il postino suona sempre due volte” (Postman always rings twice) ad essere tratta dal noto omonimo romanzo di James Cain e de “Le amiche” di Michelangelo Antonioni, del 1955.
Sulla porta della sua tomba, nella Certosa Monumentale di Biagio, a Ferrara, l’amata nipote Elisabetta ha lasciato a disposizione dei visitatori un quadernetto dove, chi vuole, può lasciare un rigo, un pensiero: tra i più recenti uno, molto toccante, a firma di una signora giapponese ( ma non è l’unica da così lontano ), attesta che l’autrice è venuta apposta in Italia solo per rendere omaggio a lui, Michelangelo - genio internazionale che ha voluto essere sepolto nella ‘sua’ Ferrara - ed al suo cinema che sa di eternità.

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