venerdì 24 luglio 2009

LA DIVINA COMMEDIA: ORATORIO BURLESCO

La compagnia teatrale fiorentina Zauberteatro, porta Dante nel bel mezzo dell'Arno fiorentino e i risultati sono a dir poco esaltanti.

Articolo pubblicato anche sul nostro sito partner Paperstreet.it

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

Diciamo la verità. Cerchiamo di essere obiettivi.
Non ogni occasione di propagazione della cultura è necessariamente valida. Non ogni contesto in cui vi sia utilizzo di 'grosse firme' (siano essi autori o interpreti) è necessariamente interessante.
Che si tratti di teatro, dell'occasione per un reading, o di un concerto di classica, per far cultura, di quella buona, non basta come Newton salire in spalla ai giganti. Una volta saliti, si deve poi saperne reinterpretare il vigore.
Non basta suonare Mozart per essere 'cool'. Non basta interpretare o fruire dell'Amleto per essere intellettuali. In molti casi, tuttalpiù si può apparire intellettualoidi.
Parliamo di Dante: Dante è abusato. Dante è stato trasformato in paradigma commerciale di propagazione culturale. L'interpretazione di un magnifico Benigni ha soltanto di recente diserbato vecchi stilemi che hanno oppresso per anni la vera linfa dell'opera del genio fiorentino.
Tutti possono issarsi ad intellettuali quando di mezzo c'è Dante. E' la cultura prét a portrait che fa molta scena e poca sostanza. Gli stessi fan immancabili di ogni cinepanettone, venissero intervistati su Dante appena usciti dalle sale, non potrebbero che rispondere che 'Dante è Dante', non sapendo dove andare a parare, ma ostentando un assoluto gradimento di default.
No. Nemmeno in questo caso basta leggere un po' di Divina Commedia davanti a un pubblico più o meno folto, per produrre cultura.
Per fortuna una splendida idea di ciò che è cultura e del modo in cui può esser propagata, esiste.
La compagnia teatrale Zauberteatro di Firenze ne è un ottimo esempio.
Zauberteatro nasce nell'85 e si distingue rapidamente in un panorama assai inflazionato, non solo per la qualità delle proprie produzioni, ma per la sempre singolare scelta delle locations e degli innovativi linguaggi rappresentativi.
Nello specifico mi soffermo sullo spettacolo a cui ho avuto il piacere di assistere il 7 luglio scorso.
Onorato di esser ospitato dalla compagnia, arrivo 'all'appuntamento' fissato sul Lungarno degli Archibusieri di Firenze a pochi passi da piazza Mentana.
Gli spettatori si riuniscono lì perché 'La Divina Commedia: oratorio burlesco' va in scena proprio nel bel mezzo dell'Arno.
'Imbarcati' su uno dei due antichi 'barchetti' con una trentina di altri spettatori, scivoliamo lentamente verso Ponte Vecchio. In una Firenze splendida, in una serata splendida, in un contesto splendido mai vissuto in quel modo, in grado di regalarmi emozioni davvero profonde, a venirci incontro è un'altra piccola barchina sulla quale stanno soltanto in tre: uno dei Renaioli, il clarinettista Luca Becorpi e l'attore Sandro Carotti, vera 'star' della rappresentazione.
Questa rivisitazione della Divina Commedia ad opera di Venturino Camaiti è un profondo e divertente sguardo sulla più grande storia personale e globale mai raccontata.
Quella personale di un poeta nel suo viaggio in una totalità che rappresenta tutti noi, nelle nostre molteplici sfaccettature.
I Renaioli fanno sosta proprio sotto Ponte Vecchio, dove Carotti comincia il racconto dell'inferno. E' un racconto potente, interessante, perfettamente comprensibile a chiunque, perché non c'è peggior intellettualoide di chi finge di capire e apprezzare qualcosa che non ha compreso affatto e la Divina Commedia (perché negarlo) non è di semplice fruizione.
La bravura dell'attore, accompagnato da un adattissimo tappeto musicale originale di Claudio José Boncompagni, è quella di connotare ogni singolo personaggio con voci, intonazioni ed espressività completamente diverse le une dalle altre. Così si assiste per esempio ad un Dante titubante e impaurito, intriso di un manierismo alla Renato Zero e di una debolezza molto più delicata ed effeminata di quanto la storia non ci ha voluto far creder di lui. Lo spettacolo è modulato sulla base della narrazione, in cui Carotti assume la propria personalità, e della messa in scena vera e propria dei tanti personaggi che affollano i tre mondi visitati da Dante.
C'è molta ironia nella scrittura di Camaiti che porta spesso a piccole gag durante l'esibizione, come ad esempio quando l'attore arriva a raccontare il XVIII dell'inferno e ci parla della 'puttana Taide, che immersa nello sterco si graffia con l’unghie merdose'. A quel punto Becorpi smette di colpo di suonare il clarinetto e ammonisce il maestro 'ma non lo vede che ci sono dei bambini?'. Lui risponde a tono scaricando prontamente e lecitamente sul reo Dante il peso di tanta volgarità.
Dopo l'inferno è la volta del purgatorio. C'è il tempo di riprender fiato, di gustare nel silenzio dell'Arno quella rappresentazione così innovativa goduta nei primi minuti. Le barche si spostano verso il ponte successivo, quello della Santa Trinità.
Lo spettacolo riprende, con le barche degli spettatori unite per mezzo della piccola barca dell'attore. Il potere espressivo della pièce scritta da Camaiti, si sprigiona grazie ad un uso eccelso della voce che Carotti sembra dominare, assoggettando al fine persino l'eco sprigionatosi dalle volte del ponte che in quel momento ci fa da tetto. Il racconto del purgatorio, come quello dell'inferno, è esilarante, con battute e trovate brillanti ad intervallare la maestà del poema, rendendo il tutto veramente piacevole.
A far da teatro al paradiso è il Ponte della Carraia, dove navighiamo infine per quest'ultimo canto.
Così come iniziato, lo spettacolo termina, con lo stupore e il plauso assoluto da parte di tutti i 'naviganti' e un bravissimo Sandro Carotti che saluta il suo pubblico con un inchino 'particolare': l'attore infatti esprime la propria scherzosa noncuranza verso chi non avesse avuto a gradirlo, così s'inchina voltato, porgendo agli spettatori il fondoschiena e simulando con la bocca 'un peto' simile a quelli raccontati nell'inferno di poco prima.
Le barche si dividono, quella dei tre si allontana fra gli applausi, le nostre fanno ritorno al punto di partenza, poco più in la di Ponte Vecchio. Il buio della notte fiorentina è stemprato da una città splendidamente illuminata che riflette la propria storia sulle acque di un Arno complice assoluto di questa bellezza. Poi ci saluta una luna piena che sembra quasi ingaggiata per l'occasione dalla compagnia stessa, come attrice non protagonista.
Si passa sotto agli Uffizi, vedendo fra gli archi piazza della Signoria. La meraviglia è assoluta, ma la magia questa notte è tutta regalata da Zauberteatro.
Cose del genere fanno bene alla cultura ma fanno bene soprattutto a chiunque abbia la fortuna di poterne fruire.
Un grandissimo ringraziamento alla compagnia per aver ospitato me e la testata. Un saluto in particolare al presidente di Zauberteatro, Mario Librando.
Al prossimo spettacolo.

Sito web della compagnia: www.zauberteatro.com

Informazioni sullo spettacolo:
Titolo: LA DIVINA COMMEDIA: ORATORIO BURLESCO
Produzione: Zauberteatro
Autore: Venturino Camaiti
Con: Sandro Carotti
Clarinetto: Luca Becorpi
Regia: Niccolò Rinaldi
Musiche Originali: Claudio José Boncompagni
Allestimento scenico: Massimo Carotti e Mario Librando


2 commenti:

AzzyWz4ZicyS.qUm5SNaYvxd6B8Vw3u3Gw-- ha detto...

deve essere stato bellissimo, anche se avrei vomitato dall'inferno al paradiso...

Paola ha detto...

Fa venire voglia di vederlo questo spettacolo!