giovedì 26 febbraio 2009

"Non è un paese per vecchi", Cormac McCarthy

Autore: Giacomo Lamborizio

Einaudi, 2006, pp. 254, € 17. Traduzione di Martina Testa.


Un uomo, Llewelyn Moss, trova in mezzo al deserto i resti di una sparatoria tra trafficanti di droga. Partito per cacciare qualche antilope torna a casa con una borsa piena di dollari e la consapevolezza di essere passato dalla scomoda parte dell'antilope. Sulle sue tracce si mettono i narcos messicani, lo sceriffo Bell e Anton Chigurh il più spietato killer in circolazione.

Uscito nel 2006, Non è un paese per vecchi ha tirato fuori l'autore ultrasettantenne dalla nicchia per iniziati in cui era relegato per farlo conoscere al grande pubblico grazie alla trasposizione cinematografica dei Coen e al premio Pulitzer conquistato con il successivo La Strada.
È un libro di una durezza spietata e di una forza quasi sovrumana; è un thriller, un western, un romanzo di formazione al contrario (quindi di disfacimento), un poema omerico in 250 pagine dense e definitive. Ha scritto Baricco a proposito di questo libro che è come se tu andassi a chiedere all'autore come va e sentirti rispondere con una fucilata. Mirabile sintesi che esprime al meglio le sensazioni che desta la scrittura di McCarthy. Non c'è nessuna volontà di venire incontro al lettore, la trama elementare corre verso la conclusione con ineluttabile necessità mentre la catastrofe non è esibita ma suggerita, come Bell arriviamo tardi e per vie traverse di fronte a ciò che sappiamo sta per accadere. Lo stile è scarno, costruito su frasi brevi; il dialogo è sciolto all'interno della narrazione, un discorso diretto libero pressoché totale di cui riusciamo a percepire anche i tanti silenzi. Miracolo di McCarhy è quello di riuscire a scrivere in questo modo un'opera complessa e sentimentale, fitta di simboli e di pathos morale.
Ecco che allora Chigurh è un angelo della morte, figlio del Caos e delle Erinni, parto eccessivo di un'epoca e suo flagello, perché a differenza di essa ha ancora un senso della giustizia così forte e folle da fargli uccidere gli uomini come i manzi al macello, perché sa che se lo meritano. Tom Bell è l'eroe spaventato del romanzo, l'occhio che vede e non riesce a provvedere, la coscienza perduta di un mondo che non c'è più e che forse non è mai appartenuto nemmeno a lui. I corsivi in cui lui parla sono il mezzo dell'autore per dare la coloritura personale e morale alla vicenda, terreno scivoloso su cui passa restando immune dalla banalità della nostalgia gratuita del passato. La forza di Bell è la sua fede, qualcosa di diverso e più forte della semplice religione, che non basta più: allora, Non è un paese per vecchi è quel romanzo di formazione al contrario di cui dicevamo, in cui un'anima prende consapevolezza della propria sconfitta. In ultimo, Moss ovvero l'umanità. Novello Odisseo sballottato dai venti di Eolo, perso nel deserto, con un killer folle e implacabile che gli dà la caccia, è il compiuto simbolo di quello che per l'autore sono gli uomini: coraggiosi, stupidi (il che è forse la stessa cosa) e con la morte alle calcagna.

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