mercoledì 5 novembre 2008

Barack Hussein Obama

Autore: Diego Simini, Direttore Responsabile di 4rum.it

Barack Hussein Obama sarà il 20 gennaio 2009 il 44° presidente degli Stati Uniti. Questa mattina del 5 novembre 2008 è radiosa, piena di luce, di speranze. Sembra quasi il risveglio da una brutta nottata agitata, in cui non si distingue bene la realtà da confusi sogni angosciosi e sconnessi che si susseguono. Proviamo a indicarne alcuni: novembre 2000, la manipolazione, il broglio delle elezioni statunitensi, il vincitore Al Gore, scippato della vittoria e come se nulla fosse un candidato sconfitto e intellettualmente limitato siede sulla “poltrona più potente”.
Settembre 2001, due aerei si schiantano sulle Torri Gemelle di New York, un terzo, forse, colpisce una fiancata del Pentagono, un quarto, pieno di civili, è abbattuto dai caccia. Nel frattempo il presidente continua imperterrito la sua visita in una scuola elementare. In seguito, per diversi giorni, del presidente e di molti altri non si sa più nulla. Una volta che tutti i membri della famiglia bin Laden hanno lasciato il territorio Usa sui pochi voli autorizzati in quei giorni, si procede al proclama della “guerra al terrore”, che porterà alla “guerra infinita” in Afghanistan e Irak. Indicibili sofferenze vengono inflitte ai già martoriati popoli afghano e iracheno. Il mondo intero viene coperto da una cupa coltre di sospetto, di ostilità, di limitazioni presuntamente “a fin di bene”.
Novembre 2004, altre elezioni, di dubbia validità, sebbene certo con irregolarità meno clamorose, perché su molti ha effetto la paura. E ancora distruzioni fisiche, politiche, economiche. Scandali di proporzioni spaventose, conflitti di interesse meno grotteschi che altrove, ma pur sempre sostanziali.
L’unica morale era quella di arricchirsi, non importa con quale mezzo. Negli ultimi mesi, la frana dell’economia, con i problemi gravi, non tanto per banche e speculatori vari, ma per le persone non più in grado di pagare il mutuo, per i disoccupati, per gli emarginati in genere. E di nuovo, la profonda incapacità, più ancora che di un uomo, di una mentalità, ad affrontare le sfide della realtà, senza più scappatoie militari a portata di mano, senza più menzogne a disposizione.
Stamattina, ci svegliamo con “hope”, con il sorriso ammaliante di una persona giovane, piena di energia ma al tempo stesso di equilibrio, che tra due mesi prenderà possesso della presidenza del paese che maggior influenza ha nel mondo. Possa questa speranza realizzarsi! Ma già l’ingresso di un inquilino non bianco alla Casa Bianca è un miracolo che salutiamo con gioia.

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