giovedì 27 novembre 2008

Apocalypse Bar

Autore: Lucio Laugelli - Direttore esecutivo di Paper Street

La malignità lievitava insieme all’ignoranza e alla falsità.
In ogni angolo corrodeva e contagiava tutti, volta dopo volta.
Come un gas letale si diffondeva ovunque e lentamente stordendo e inacidendo molta gente.
Non se ne usciva più ormai: meglio rassegnarsi ai guai. E alla stupidità puzzolente.
Pure io e Morena eravamo insopportabili, arroganti, bugiardi.
In questa grande discarica potevi trovare la cattiveria di quella ragazza con i capelli unti.
Potevi trovare agglomerati di ipocrisia: perché la gente condivide lo stesso spazio con tanta gente che non sopporta? Perché abbassa il capo e accetta di dividere un piccolo spazio con chi detesta?
Tutti schiacciati insieme tra finti sorrisi e pacche sulle spalle.
Anche quel sabato se ne stavano tutti lì stipati nello stesso posto FICO. Cristo santo.
Anche quel sabato avrebbero detto le solite frasi:
“ma perché dobbiamo finire sempre in questo posto pieno di gente che ci sta sul cazzo?”
E anche il sabato dopo avrebbero rifatto le stesse cose, gli stessi movimenti…
Ma:
“allarme merda!”
Disse la duchessa.
Tutti scapparono verso le proprie auto:
i quintali e quintali di sorrisi inutili e mal spesi, i pettegolezzi inquinati triti ritriti, il qualunquismo e l’ignoranza e poi quei saluti finti, quei saluti finti, quei saluti finti…tutto si era fuso insieme in unica enorme palla di letame, talmente grande che non se ne vedeva la fine!
Scorreva giù dal corso principale della città come una pallina che rotola in un flipper.
Con un boato assordante spaccava tutto ciò che trovava.
Le case venivano demolite.
Allarme merda! Tutti gridavano allarme merda!
Un tipo ingurgitò di corsa il suo Bellini e scappò verso la macchina lasciata con le quattro luci lampeggianti proprio davanti al suo bar preferito: voleva far vedere a tutti la sua macchina nuova!
Tre zoccolone inguardabili e ciccione correvano al riparo.
Un gruppo di ragazzi bellissimi con i denti bianchi e i capelli cotonati non sapevano se erano più dispiaciuti perché la palla di merda li avrebbe uccisi, o perché non avrebbero mai più potuto mettersi quei vestiti bellissimi che indossavano.
Allarme merda si sentiva urlare: un tavolo di coppiette, lasciate da parte le remore, stufi di dover sempre contenersi e fare sempre bella figura, stufi di stare sempre a quel tavolo dove dovevano dimostrarsi felici e affiatati (anche quando magari passava il responsabile di qualche tradimento) stufi marci di tutto questo iniziarono a litigare furentemente tirandosi bicchierate in faccia:
“Puttana di merda è quello lì con le Hogan lo stronzo che hai spompinato il natale scorso mentre ero in vacanza con gli altri!!!”
“Stai zitto bastardo mentre io spompinavo quello tu eri in montagna a scoparti quella francese di merda!”
L’enorme meteora di merda rotolava sempre più veloce.
Era sempre più vicina.
Il barista continuava a shakerare non curante.
La cameriera si licenziò e si chiuse al gabinetto.
Il gruppetto di P.R. che da tempo occupava la propria esistenza a cercare di riempire quel posto era allibito: tutto sarebbe finito da lì a pochissimo. Non sapevano se provare a scappare o fare un giro di telefonate avvisando che il week end prossimo non ci sarebbe più stato niente.
Uno di loro chiamò un gruppo di conoscenti che stavano dall’altra parte della città dicendogli che avevano organizzato l’evento più grande di sempre: -Live at “Tosto Bar” serata Mega-meteora-palla-di-merda-: ingresso omaggio con già organizzazione del funerale incorporata.
Il Dj buttò via i suoi cd di musica house, minimal, ambient con cui abitualmente riempiva il locale e inizio a remixare il Requiem di Mozart.
Ormai mancavano pochi metri, la terra tremava.
Pareva l’apocalisse.
Una tizia con una bella borsa pensò: proprio oggi che ho fatto il colore nuovo dal parrucchiere.
Un ragazzo che cercava sempre di provocare la rissa ingoiò un posacenere poi lo vomitò e iniziò ad attaccare briga anche con lui.
Due tipi che erano al primo appuntamento iniziarono a scopare selvaggiamente nel mezzo della gente terrorizzata che correva impazzita.
Un gruppo di ragazzi più piccoli e decisamente tamarri iniziarono a piangere sfatando l’alone da duri con cui si atteggiavano.
Un cerebroleso che passava la sua vita in palestra a gonfiarsi il fisico corse verso la palla di merda che stava per uccidere tutti cercando di fermarla con la forza dei suoi bicipiti ma fu schiacciato all’istante.
Fu il primo a morire. Poi la palla carica di letame fece il suo corso non risparmiando nessuno.


Da lontano, al quinto piano, attraverso la finestra aperta, un tipo alto secco e biondo, che stava guardando un film noiosissimo insieme a una ragazzetta sentì delle urla in lontananza, gli pareva di udire qualcosa del tipo:
“allarme merda!”
Ma non ne era sicuro, non si capiva bene ma poi non avrebbe avuto senso…
Subito dopo sentì un grosso boato.
Qualche secondo dopo il silenzio fece ritorno, anche quel sabato notte.
Chiuse la finestra e si risedette vicino alla cretina che non stava capendo nulla del film.
Sperava di riuscire a scoparsela dopo i titoli di coda.

1 commenti:

linda ha detto...

hahhhhaaa!lucio sei un genio!!!hai proprio reso l'idea di quel postaccio! grande!