sabato 13 settembre 2008

Recensione di Death Magnetic - Metallica

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

La cosa più impegnativa in una relazione, quando ami veramente qualcuno o qualcosa, è riuscire ad anteporre gli aspetti positivi a quelli negativi e far si, cosa non da meno, che anche gli aspetti negativi siano, infondo, parte positiva di quella passione. Amando i Metallica fin dalla tenera età mi sono spesso trovato di fronte a compromessi da accettare, perché i Metallica sono stati spesso il partner che ti dice “se mi vuoi mi prendi così perché io non sono disposto a cambiare (se non in peggio)”. L'hanno detto con Load, l'hanno ribadito con ReLoad. Qualcosa poi ha lentamente cominciato a cambiare, forse quando la band di San Francisco ha compreso che per essere amati non basta imporsi. C'è bisogno di tener conto di quello che è il riscontro del partner (il pubblico in questo caso). Con St.Anger hanno tentato non tanto di tornare ad essere quello che erano (infondo perché farlo?), ma di imboccare una strada più interessante. L'esperimento è riuscito parzialmente.
Ora la musica è cambiata. In meglio.
Il gruppo sembra meno preso ad autocelebrare una disfatta sfiorata a più riprese con pezzi cantilenanti e testi manifesto dell'insofferenza primo adolescenziale.
I suoni di questo Death Magnetic non sono quelli di una cricca di pop star bisognosi di uno psichiatra da 40000 $ a settimana sempre al seguito. Non sono nemmeno quelli di una band con un produttore improvvisatosi bassista di una delle più grandi unità musicali della storia.
Questo Death Magnetic è il manifesto di un gruppo che sembra voler mettersi a nudo:”Eccoci qua, siamo una delle band più amate, odiate e seguite di sempre. Siamo i vecchi distruttori di Napster e i nuovi promotori di Myspace e degli ascolti liberi. Non siamo le parodie dei ragazzi di Kill 'Em All, ma siamo uomini che ancora fanno esplodere le arene. Siamo il gruppo delle contraddizioni ma siamo ancora i Metallica”.
Bob Rock, che dopo averla portata alla gloria fino al Black Album, aveva condotto la band verso scelte quantomeno discutibili, ha lasciato spazio a Rick Rubin, volenteroso di ricordare chi è l'uomo riuscito ad incattivire persino le sonorità slayeriane.
La batteria è tornata ad essere una vera batteria, lasciando ad un impreciso ricordo la considerazione del set sfoggiato in St.Anger. Che Ulrich non picchi più come un tempo però, è innegabile.
Le chitarre sono di nuovo chitarre: ignoranti e taglienti. Il basso fa il suo dovere, apportando alla produzione quella fisicità che il suo autore ha apportato alla band.
Entrando nella valutazione di questa sorta di concept album, il cui scontato ma ovviamente interessante tema è quello della morte, possiamo dire che Death Magnetic presenta senz'altro lacune e leggerezze, ma, a mio parere, di pregi se ne contano diversi. Intendiamoci, non ci troviamo di fronte ad un capolavoro, ma si deve anche considerare l'ultimo background da cui la band proviene, ed apprezzare il lavoro che sta cercando di rimetterla in sesto.
Il mio approccio è stato a più riprese visto che questo è stato forse uno dei prodotti più anticipati e chiacchierati nella storia della musica moderna. Ascoltare le anticipazioni non è mai positivo, così, salvo alcune pillole, ho deciso di valutare il prodotto col cd in mano. 25€ di versione da collezione e si parte con la speranza che la spesa sia giustificata...
That was just your life apre le danze con una sorta di arpeggio acustico mosso sul suono di un battito cardiaco. Ho pensato al peggio, temendo che di lì a poco sarebbe nata una litania stile “Saint Anger 'round my neck...”, ma a stupirmi e a sfamare la mia speranza arriva un crescendo distorto e pesante seguito dal riff migliore dal lontano '91. La mia bocca ride e si va avanti.
Il ritmo è incalzante, la traccia vocale tempestata da una metrica eccezionale (chi se ne fotte se la voce di Hetfield non è più quella di un tempo?). Fraseggi composti, strutture cangianti non ripetute allo stremo e finalmente, signori e signore, ecco il ritorno di Hammet come parte attiva della band. Chi conosce il documentario Some kind of monster, ricroderà quando il povero Kirk (presto azzittito) apostrofa con “bullshit!” l'idea di non mettere nemmeno un assolo in St.Anger. Qui gli assoli ci sono diversi dei quali pure ispirati. La senzazione è che Hetfield, Ulrich e Rock avessero rinchiuso in cantina la chitarra di Hammet per anni e gliela'avessero restituita dicendo “Adesso fai del tuo meglio cercando di mescolare le pentatoniche di Seek and Destroy al Wa-wa che ti ha fatto conoscere alle masse!”.
I pezzi successivi non sono tutti dello stesso livello, ma la qualità generale del lavoro è manna dal cielo se comparata alle ultime produzione della band. Nessuno è qui per idolatrare il non idolatrabile, ma per decretare che questo Death Magnetic non è un fallimento e questo è già moltissimo per un gruppo ai limiti dello scioglimento non più di cinque anni fa. Questo Death Magnetic è davvero un buon disco.
L'attitudine migliore è quella di godersi il lavoro senza troppe premesse, divertendosi quando c'è da divertirsi con le mille ottime idee e criticando quello che non va, senza dar troppo peso ai vari saccheggi di vecchie melodie e strutture, senza dar troppo peso a quello che avrebbe potuto essere ma non è.
Questo Death Magnetic è sicuramente utile ad urlare “Bentornati Metallica!” e non solo stando di fronte ad un palco su cui si ripropongono solo le vecchie glorie. Troppo facile.

1 commenti:

Alessandro ha detto...

Come si suol dire...l'amore è amore... Per me però i metallica sono una vecchia fidanzata che ti ha deluso, non tradito perché il cambiamento di stile è insito nella crescita di una band.
Deluso perché, dopo una crescita esponenziale e la produzione di alcuni dei dischi metal più belli di sempre, ha dato alla luce tre album come minimo scialbi, mal prodotti ed artisticamente inesistenti.
Arrivano oggi con questo buon disco, che comunque è superiore al 90% della produzione heavy di questo anno, ormai infarcita di prodotti commerciali senza alcuno spessore artistico (e spesso neanche tecnico) privi di ogni originalità relegando magari band di "spessore" nell'underground con pochissime possibilità di emergere, ma che è comunque ben distante da quanto ci si potrebbe aspettare da questo combo.
Forse i metallica di questo disco sono i migliori che si possano avere oggi. Da quasi quarantenne abbraccio questi cari amici, come me, un po' imbolsiti che, abbandonati lustrini e lifting stilistici e reflussi pop, tornano ad essere se stessi ed a farsi voler bene per questo.