domenica 24 agosto 2008

Sziget festival - Seconda parte

Cronache da un’isola fuori dal tempo

Autore: Luca Peretti

Le emozioni vissute sul main stage del Sziget nei primi due giorni si smussano un po’ il terzo, il giorno di ferragosto. Il programma messo su dagli organizzatori non era certo di quelli da strapparsi i capelli. Alle 19.45 sul palco addirittura i Die Ärzte, storica band punk tedesca, un nome che da noi suona per quasi tutti quanto meno non famigliare ma che è invece piuttosto conosciuta da queste parti (molte le loro partecipazioni al festival negli anni scorsi). E la serata punk prosegue con coloro che hanno dato i natali al genere: i Sex Pistols. O almeno, dovrebbero essere loro. Già perché quelli che montano sul palco sembrano solo quattro vecchietti bisognosi di attenzione e affetto (e probabilmente soldi, sennò non sarebbero lì). Uno spettacolo decisamente ridicolo, corredato da mutande con bandiere inglesi e sedere mostrato davanti a migliaia di persone.

La sera dopo è ancora di scena la storia della musica rock. Sono i Rem, guidati da un sempreverde Michael Stipe: per lui si, gli anni sembrano non passare mai. Ma dalle 18 in poi sul palco si erano avvicendati nomi di tutto rispetto. Prima Róisín Murphy, ex dei Moloko, splendida donna e spendida cantante. Sul palco è eccezionale, con i suoi cambi d’abito, con la sua voce tonica con sottofondo elettronico. La supportano due coriste, bassista e chitarrista, ma questi ultimi due sono quasi orpelli, è tutto molto elettronico. Dopo la cantante irlandese tocca all’ex leader dei System of a Down, Serj Tankian, che da poco ha pubblicato il suo primo album da solista. Anche qui, potenza allo stato puro e divertimento assicurato.
Dopo una settimana così intensa, non si poteva che chiudere in bellezza. E così domenica 17 alle 3 del pomeriggio tocca ad uno dei gruppi più in voga oggi ad aprire le danze: The Wombats. Ed il quartetto di Liverpool è un ottimo antidoto al caldo: frizzanti, allegri, all’attivo diverse hit ballabili e conosciute anche a queste latitudini ci mettono poco a far dimenticare le temperature avverse. E se l’inconveniente è l’improvvisa defezione degli australiani Pendulum (per loro si parla di un incidente), i Babyshambles ci sono malgrado le intemperanze del loro leader, Pete Doherty: e il loro concerto è molto meno peggio di quello che ci si possa aspettare. Il gran finale è tutto per i The Killers. A loro va sicuramente il premio miglior scenografia del festival, con ambienti forestali, luci e lampi davvero notevoli. The Killers non sono l’ennesima indie band come qualcuno continua a sostenere, hanno stoffa da vendere e un’esperienza ormai decennale. Il modo migliore per chiudere una settimana straordinaria.

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