martedì 19 agosto 2008

Riflessioni sul Cavaliere Oscuro

Autore: Lucio Laugelli

Estate 2008: esce la sesta trasposizione cinematografica di Batman (dopo i primi due brillanti capitoli di Tim Burton, rispettivamente del 1989 e del 1992, e quelli più scadenti di Joel Schumacher – Batman Forever del 1995 e Batman & Robin del 1997 – ecco la seconda parte del cammino (ri)iniziato da Christoper Nolan tre anni fa con Batman Begin).
Dal 2005 ad oggi vengono confermati sia Nolan alla regia che Christian Bale nel ruolo dell’uomo pipistrello. La trama è conosciutissima: tra fumetti e cartoni animati, tra film e remake la conosciamo quasi tutti; in questo secondo capitolo il cattivo è Joker che se nel film di Burton era interpretato da Jack Nicholson qui viene rilevato da un mitico Heath Ledger. Mitico nel vero senso della parola: ottima interpretazione (anche se completamente diversa da quella di Nicholson non è certamente inferiore) e una morte enigmatica, avvenuta prima dell’uscita del film nelle sale, che non fa che conferire l’aura di maledizione a questa pellicola e lievitare il box office grazie anche all’alone di morte che l’accompagna: oltre a Ledger, precedentemente, un tecnico degli effetti speciali muore durante le riprese (il 26 settembre dell’anno scorso); per non parlare del protagonista Bale che tre giorni dopo l’anteprima, a Londra, pesta madre e sorella.
L’esercito di morbosi che volevano vedere l’ultima prova di recitazione di Ledger viene poi ulteriormente stimolato dall’incidente automobilistico di Morgan Freeman (interprete secondario del film). Una serie di coincidenze che la stampa non fa che ingigantire. Il film, a parte tutto, è buono e solido: ben articolato e ottimamente interpretato (anche Oldam, Caine e la Gyllenhaal sono molto bravi) ma c’è da dire che, vista l’uscita estiva, senza le tristi vicende che l’hanno accompagnato, avrebbe molto probabilmente ottenuto la metà degli incassi. Dispiace rivedere una situazione analoga a quella del 1955, quando Gioventù Bruciata, con la morte di Dean e le successive misteriose dipartite degli altri due protagonisti (Natalie Wood e Sal Mineo), divenne una sorta di cult mai tramontato e mitizzato fin oltre il necessario. Dispiace che siano trascorsi più di 50 anni ma la storia sia sempre la stessa e il pubblico di conseguenza non sia maturato ma segua di pari passo ciò che è tragico fino a renderlo morboso. Colpa anche dei giornali, delle televisioni e dei loro processi mediatici, colpa di tutte le cose scritte e dette intorno al film senza mai veramente parlare di ciò che è in realtà questo Batman così ambiguo ed eroico.
Al pubblico poco interessano le splendide coreografie, i costumi, la potente colonna di Hans Zimmer e la fotografia perfetta di Wally Pfister gli basta soltanto dire che “Joker è indimenticabile tanto fa paura” senza magari manco valutare per davvero la recitazione dell’attore che è ottima, ma in certe fasi fin troppo eccentrica. Gli basta dire “io c’ero, io l’ho visto” e all’uscita dibattere su Freeman che si è cappottato con la sua amante. Sapere che al pubblico basta così poco rende forse il tutto un po’ più squallido e non ci si potrà stupire quando a dicembre gli stessi incassi di questo bel film lì farà l’ennesima avventura natalizia dei Vanzina.

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