giovedì 18 gennaio 2007

Super Mario e i giovani d'oggi

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Il “bullismo”, il “branco”, la “baby gang”, la “Costituzione italiana”: i Ramones avevano capito tutto!

Si riaccende in questi giorni il dibattito sull’efferatezza dei giovani, che si picchiano tra loro, stuprano le coetanee, maltrattano disabili e si filmano con i telefoni cellulari. In passato, gli allarmismi sulla diffusione della violenza tra gli adolescenti mi hanno sempre fatto sorridere: è dai tempi della beat generation che le nuove generazioni vengono superficialmente bistrattate dai mezzi di comunicazione. Negli ultimi tempi, tuttavia, sto cominciando a ricredermi: effettivamente, ci sono in giro un bel po’ di quattordicenni scemi. La cosa interessante, più che i fatti di cronaca in sé, sarebbe la ricerca delle cause scatenanti: su questo versante, la carta stampata propone l’esilarante tesi dei videogiochi violenti. Definire superficiale una simile spiegazione è riduttivo: se così fosse, il sottoscritto, che ha bruciato la sua infanzia sui mastodontici pixel di “Super Mario”, dovrebbe avere per amico un gibbone, andare in giro a calpestare funghi e fare bullismo contro le piante grasse. Suvvia, siamo seri: siamo di fronte a colpe ben più gravi.
In particolare, voglio puntare il dito contro uno tra i tanti problemi sociali profondi, che stanno alla base dei fenomeni di criminalità e demenza giovanile: il profondo disprezzo del merito. Mi spiego meglio: una società che vuole dei giovani colti, intelligenti e coscienziosi dovrebbe premiare i meritevoli, permettendo loro di sviluppare il loro potenziale e incentivando i loro sforzi in questo senso (almeno, così vorrebbe quella cosetta chiamata “Costituzione della Repubblica Italiana”). La società in cui viviamo, quella italiana in particolare, si muove esattamente nella direzione opposta: quella di appiattire le differenze, di scoraggiare l’originalità, di disprezzare la fatica. Non mi riferisco tanto a chi sogna per la propria figlia una carriera da “Velina” (il fenomeno non è certo nuovo, si pensi a “Bellissima” di Luchino Visconti). Il problema, piuttosto, è il continuo sforzo di evitare i problemi, le prove, i confronti, gli ostacoli. Se un tempo si esagerava nel richiedere impegno, dedizione ed obbedienza, ora dilaga la tesi che i giovani non debbano essere spronati, ma lasciati liberi di godersi “gli anni migliori”. Eppure, è proprio negli anni dell’adolescenza che si dovrebbe ricevere quella preparazione di base che farà da fondamento alla personalità. Forse avrò torto, ma guardate alla nuova generazione a cui anch’io appartengo, cresciuta al riparo dalla meritocrazia, dispensata dal dovere di misurarsi con le avversità: siamo davvero cresciuti come individui liberi e felici? Non penso. Quello che vedo, francamente, è un esercito di persone (me compreso, si badi bene) tutte vestite allo stesso modo, tutte accomunate da una paura tremenda del futuro, tutte incapaci di far valere le proprie idee.
I Ramones, acuti osservatori della psiche adolescenziale, cantano nella loro amarissima “Rock’n’Roll High School”: “Non m’importa della Storia/Divertimento!/Voglio solo delle ragazze/Divertimento!/Voglio solo delle sbornie”. Ci avevano visto giusto. E’ questo, il modo di godersi “gli anni migliori”? Non è piuttosto una sistematica distruzione di talenti, di energie, di intelligenze?

Spero che quest’articolo non vi sia piaciuto. Spero che l’abbiate trovato moraleggiante, reazionario, stupido. E soprattutto, spero che usiate lo spazio a disposizione per lasciare un commento e dire la vostra opinione, che sicuramente sarà più interessante e meglio argomentata della mia. Per provare a far emergere le differenze che ci valorizzano, sarebbe utile iniziare a confrontarci. E’ una vita che sogno di dirlo: si apra il dibattito.

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