sabato 19 novembre 2005

Se mi lasci ti cancello

Di Michel Gondry, con Jim Carrey, Kate Winslet e Tom Wilkinson. Drammatico, Usa 2004

“Eternal sunshine of the spotless mind” (magnifico titolo, terribilmente tradotto come “Se mi lasci ti cancello”) racconta del desiderio, comune a molti, di cancellare ogni ricordo passato, dopo la fine di un amore. Dopo la fine della relazione con il timido Joel (Carrey), la vitale ed impulsiva Clementine (Winslet) decide di eliminare l’”ex” dalla propria vita, sottoponendosi ad un innovativo trattamento neurologico, che permette di cancellare tutti i ricordi riguardanti una determinata persona. Joel viene a sapere della scelta di Clementine e decide di sottoporsi a sua volta all’operazione. Durante la cancellazione, però, qualcosa va storto: Joel si rende conto di essere ancora innamorato. Ecco la storia: semplice, acuta ed estremamente originale.
“Eternal sunshine” è un film nel quale convergono straordinari talenti: quello del regista Michel Gondry, quello del geniale sceneggiatore Charlie Kaufman, quello degli ispiratissimi attori (Jim Carrey e Kate Winslet anzitutto, ma anche gli azzeccatissimi comprimari, tra cui Mark Ruffalo, Kirsten Dunst ed Elijah Wood). Il risultato è semplicemente folgorante: commovente, profondo, sorprendente e, soprattutto, mai noioso, dal primo minuto fino ai titoli di coda.
L’incommensurabile Charlie Kaufman, autore di alcune delle sceneggiature più interessanti dell’ultimo decennio (“Essere John Malkovich” e “Il ladro di orchidee”, per fare qualche esempio), qui supera davvero se stesso: i riferimenti sono raffinatissimi (gli echi vanno da Perec e Kafka a Calvino), ma la tecnica del racconto è del tutto personale e tremendamente efficace. Molte scene vengono mostrate due volte, cosicché lo spettatore, ripercorrendo a ritroso i ricordi di Joel, prova insieme al protagonista una sensazione di straniamento e Dejà vu. I dialoghi ed i piccoli gesti, dai quali emerge l’inizio della crisi tra Clementine e Joel, sono così azzeccati e veritieri che potrebbero essere presi ad esempio in un trattato di psicologia. Ogni personaggio, anche solo marginale, è tratteggiato in modo molto convincente: un pezzo di vita vera, osservato attraverso una lente di sottile surrealismo e portato sullo schermo. L’idea geniale, in breve: Kaufman crea una costruzione narrativa rigorosa a partire da un presupposto di sfacciata finzione, qual è quello del “lavaggio del cervello a pagamento”. In questa costruzione razionale, poi, irrompe un dato di pura emozione: l’amore di Joel, superando il tentativo di cancellazione, ricompare prepotentemente, e la stessa cosa accade nella mente di Clementine. Crolla dunque il castello delle illusioni scientifiche, e l’unica certezza che rimane è quella del sentimento. Nonostante il film si concentri molto sull’incomunicabilità, il finale è una boccata di ottimismo: per quanto tormentato, l’amore merita di essere vissuto. L’amore è, forse, addirittura una questione di destino.
Sceneggiatura fantastica, ma certo non semplice da tradurre in immagini. Eppure, Gondry riesce pienamente a centrare l’obiettivo: il suo stile inconfondibile (mobile e vagamente onirico, reso celebre da eccezionali video musicali) sottolinea i passaggi del plot e li impreziosisce, senza mai strafare.
Un gran bel film, questo “Eternal sunshine”: ci fa ben sperare sul futuro di Hollywood e ci dimostra che, tra un “Troy” e un “Alexander”, il cinema può continuare a darci boccate d’aria fresca. Può continuare a regalare storie che parlino davvero della persone.

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