martedì 1 novembre 2005

Offlaga Disco Pax – Socialismo tascabile

Autore: Pietro Ortolani - ViceDirettore Esecutivo di 4rum.it

Che cosa avrebbero combinato Giovanni Lindo Ferretti e Raymond Carver, se avessero potuto collaborare? Una delle possibili risposte sta in questo Socialismo tascabile degli Offlaga Disco Pax, curioso oggetto non identificato a metà tra album e raccolta di racconti. Il disco esce nel momento giusto, vista la ritrovata popolarità delle sonorità anni ’80 e l’esplosione del fenomeno disco-punk. Vi avverto: occorre prepararsi psicologicamente all’ascolto, tenendo presente che si tratta di un ininterrotto spoken word, supportato da un tappeto sonoro che fa la spola tra Cccp e Anna Oxa (eh sì, avete letto bene, Anna Oxa!). Dati questi presupposti, il mondo dei gggiovani si spacca in due: da una parte quelli che inneggiano al capolavoro post-punk provincial-intimista, dall’altra coloro che osano riconoscere, con fantozziana sincerità, la boiata pazzesca. In realtà, c’è del vero in entrambe le posizioni: indubbiamente, è un lavoro che muove sentimenti contrastanti. I racconti che vengono recitati sono gradevolmente ben scritti e si sposano in modo curioso con le sonorità oscure e “passatiste”: una specie di Gozzano marinato nel Valium-Tavor-Serenase. D’altro canto, che senso ha rinchiudersi ostentatamente nella provincia, nel crepuscolarismo, negli anni ’80 più sfigati? E per giunta, che senso ha concepire tutto questo come progetto musicale, vista l’assoluta predominanza dell’elemento narrativo? Insomma, se siete animali da vernissage, se avete nostalgia dei pantaloni dentro gli anfibi, o se amate aggiungere il suffisso “post” davanti ai generi musicali, non avrete problemi a definire gli Offlaga Disco Pax un gruppo troooppo bello. Altrimenti, correte il rischio di annoiarvi un po’, ma vale la pena di fare un tentativo. Non entrerà negli annali del rock, ma se concedete mezz’ora del vostro tempo a questa melanconica narrazione in musica, potreste riscoprire l’immenso piacere di sentirsi raccontare una storia. E in fondo, non è poco.

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