sabato 9 febbraio 2008

Kill the nice guy - Intervista esclusiva

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Prendete una città come Firenze, nella quale, dal punto di vista musicale, non succede nulla di "importante" dagli anni '80. Prendete due ragazze ed un ragazzo innamorati di grunge, noise e post-rock, sonorità non certo adatte all'easy listening. Prendete un bel po' di talento e tanta determinazione: questi sono i Kill The Nice Guy, giovanissima band tra le più interessanti del nuovo panorama toscano, vincitrice del Rock Contest 2007. Marianna ed Irene, rispettivamente chitarrista e bassista, nonché cantanti della band, ci guidano alla scoperta del loro originalissimo universo creativo.

Come nasce il progetto Kill the Nice Guy? Avevate un’idea precisa fin dall’inizio, oppure la fisionomia della band è emersa poco a poco?
MARIANNA: Il progetto Kill the Nice Guy è emerso poco a poco... credo chsuccede nulla di "importante" dagli anni '80. Prendete due ragazze ed un ragazzo innamorati di grunge, noise e post-rock, sonorità non certo adatte all'easy listening. Prendete un bel po' di talento e tanta determinazione: questi sono i Kill The Nice Guy, giovanissima band tra le più interessanti del nuovo panorama toscano, vincitrice del Rock Contest 2007. Marianna ed Irene, rispettivamente chitarrista e bassista, nonché cantanti della band, ci guidano alla scoperta del loro originalissimo universo creativo.e nessuno di noi avesse già un’idea precisa. Poi i gusti musicali e le inclinazioni di ognuno sono emerse fino a sfociare nelle nostre canzoni (all’inizio suonavamo cover).

La vostra attività live è piuttosto intensa. E’ facile trovare posti nei quali suonare? Che ne pensate del panorama dei locali di musica in Italia?
IRENE: Non è così facile come potrebbe sembrare... bisogna sapersi adattare ad ogni situazione, anche alle più imprevedibili... e darsi da fare senza aspettarsi mai troppo dagli altri!

Parliamo ancora di concerti: avete suonato al Taubertal Festival, in Germania. E’ stata una bella esperienza?
IRENE: Bellissima esperienza, per una band credo sia il massimo suonare davanti a un pubblico di 5 mila persone... e nonostante una buona parte di queste si sia ritrovata là davanti in attesa dei Bad Religion, la cosa che più ci ha stupito è stata la loro attenzione e il loro coinvolgimento. Incredibile.
MARIANNA: Sicuramente è stata un’esperienza difficile da dimenticare...

In Italia esistono molti gruppi di grande valore, che portano avanti un discorso musicale per certi aspetti simile al vostro: Verdena, Afterhours, Tre allegri ragazzi morti, One dimensional man, Zen circus e molti altri. Si può parlare di una “scena” italiana, oppure ogni band lavora in modo isolato? Esistono rapporti o collaborazioni di qualche tipo, tra le band del circuito “alternativo”?
IRENE: Esiste e come una scena italiana, è difficile accomunare il pubblico italiano a quello estero! Finché si parla di band possiamo trovare affinità e legami, per quanto riguarda invece gli ascoltatori ci sono delle differenze abissali... molto meno interesse, troppo attaccamento ai progetti commerciali, o commercializzati e un'ignoranza paurosa! Però tra band esiste un bel retroscena...

So che state lavorando ad un nuovo Ep, dopo il primo demo autoprodotto. In quale direzione intendete andare con questo nuovo lavoro? C’è qualche riferimento preciso al quale volete rifarvi?
IRENE: L'idea era quella di produrre un Ep promozionale che potesse in pochi pezzi parlare di noi e del nostro progetto... ancora però non siamo troppo soddisfatti del nostro lavoro, per cui è possibile che l'Ep subisca altre trasformazioni... ma sicuramente presto faremo uscire qualcosa!

Qual è il vostro modo di lavorare? Qualcuno comanda (o ci prova), oppure prendete le decisioni artistiche in modo democratico?
IRENE: Lasciamo che sia il momento e la casualità dell'improvvisazione a decidere le nostre sorti artistiche, non ci si
amo mai messi limiti nel comporre, e nemmeno ostacoli interni al gruppo, ognuno di noi partecipa attivamente al progetto definendo un carattere articolato e personale!

I Kill the Nice Guy si autodefiniscono un “power trio per 2/3 al femminile”. Volete trasmettere al pubblico una precisa immagine di “band di donne” (tipo Hole, per intendersi), oppure la cosa non ha alcuna importanza? E perché i gruppi rock, in Italia, sono troppo spesso considerati un “affare da uomini”?
MARIANNA: Il perché i gruppi rock siano troppo spesso considerati un “affare da uomini” me lo sono sempre chiesta anche io, ma noto con piacere che un numero sempre più alto di ragazze decidono di iniziare a suonare e formano delle band, quindi qualcosa sta cambiando... ed aggiungerei: per fortuna! Ci sono gruppi formati da sole ragazze che spaccano e sono meritevoli quanto i colleghi uomini.

Gli anni passano, ma l’eredità del grunge continua ad essere viva, come testimoniato da progetti come il vostro. Qual è il segreto che porta sempre nuove persone ad avvicinarsi a questo genere?
IRENE: Sembrerà banale, ma il "segreto", se così lo vogliamo chiamare, è la passione che abbiamo per questo genere... niente di più!

A parte la musica, c’è qualche altro riferimento artistico (cinema, letteratura, pittura) a cui siete particolarmente affezionati?
IRENE: Le influenze sono molte, nel mondo del cinema possiamo sicuramente citare David Lynch e i suoi no sense, nell'arte il dadaismo e la sua stessa negazione, ma per il resto credo sia difficile delimitare in due righe il panorama artistico che ci circonda e che ci influenza, spesso si è condizionati a livello inconscio anche solo nel rifiutare certe forme di espressione e producendone l'esatto contrario.

Per concludere: dove saranno i Kill the Nice Guy tra dieci anni?
IRENE: Kill the Nice Guy tra dieci anni... boh! Spererei lontano da questa città, ma sempre attivi e uniti nello stesso progetto!

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