lunedì 14 gennaio 2008

Musica Live

Autore:Monky

Inizia con questo articolo un nuovo appuntamento fisso di 4rum: uno sguardo a 360° sul mondo della musica, della cultura e dell’attualità, dal personalissimo punto di vista di Monky, ragazza dalle idee chiare e senza troppi peli sulla lingua. Iniziamo affrontando lo spinoso problema della musica dal vivo: il dilagare delle cover band, la miopia dei gestori di locali, l’ottusità del pubblico… ce n’è davvero per tutti. Un esordio che vi strapperà un applauso di approvazione, oppure vi farà incazzare un sacco: dritto al cuore del grande problema di “fare rock in Italia”.

Inizio così, con l'amarezza di una realtà già appurata da tempo: sabato mi sono trovata a dover confermare la triste verità che aleggia nei pub e nei locali che propongono musica dal vivo. Ma è possibile che un gruppo che si impegna, che suda sangue per creare dal niente qualcosa di bello e, soprattutto, qualcosa di PROPRIO, debba subire l'umiliazione e lo schiaffo morale di trovarsi a suonare in uno spazio semivuoto, davanti al proprietario del locale e al barista? Può un gruppo del genere continuare a voler fare del proprio meglio, senza mai ottenere il tanto atteso momento di gloria? Basterebbe poco, un po' d'attenzione, e scopriremmo molte cose che l'apparenza ci nasconde: molti musicisti fanno esclusivamente affidamento sulla loro arte e non si accorgono di inseguire un miraggio irraggiungibile. Questa via, per quanto possa sembrare scontata, in realtà non lo è: in Italia (e non solo!), in ambito musicale, si va avanti solo per la strada dell'immagine, del trend del momento! Vi sembra così assurdo? Una band, per avere sotto il palco un minimo di pubblico, deve puntare sulla propria apparenza, conferendosi un tono - funziona anche se la band non è valida musicalmente (ogni riferimento a Tokio Hotel e puramente causale....?) - oppure tuffarsi a pesce nel vasto mondo delle cover band, che continuano a suonare i requiem della musica e della creatività in generale. Le cover band sono il funerale dell'inventiva, del genio, dell'ispirazione. Non solo sono il ritratto della non produttività, visto che un musicista si definisce come colui che suona qualcosa che proviene dal suo proprio cuore, dalla sua mente e dalle sue mani, ma addirittura vivono della gloria riflessa di qualcun altro, suonando qualcosa che non appartiene loro. E questo è l'aspetto più ripugnante. Perché, allora, accade questo? Perché gli ascoltatori sono sbagliati! Manca la voglia di nuovo, ci fossilizziamo su quanto conosciamo perché ci piace andare a canticchiare il pezzo ultrafamoso che ascoltiamo da una vita e sputiamo a priori sopra tutto ciò che non abbiamo mai sentito né visto, solo perché non lo conosciamo. Purtroppo sono veramente pochi quelli disposti a concedere un'occasione ai musicisti tanto audaci da proporci qualcosa di personale. Da qui nasce la poca richiesta di gruppi e/o musicisti di questo tipo, a tutto favore di cover band, tribute band e quello che vi pare, perché lì sì che il locale fa il pienone! Così inizia il circolo vizioso: il locale deve assicurarsi un margine di guadagno e la gente (siamo delle capre!) va a sentire solo i gruppi che propongono cover, i quali a loro volta aumenteranno di numero, proprio perché in questo modo hanno la possibilità di suonare dal vivo in più occasioni... e così il cerchio gira, la musica ristagna nella banalità e all'estero ci conoscono solo per Eros Ramazzotti e per i Lacuna Coil... che fortuna... esultiamo, perché stiamo facendo la solita figura dei banali italiani che non capiscono niente e non lasciamo spazio alle cose giuste che invece dovrebbero essere esaltate. Spaghetti, pizza e mandolino... eh si, non ce la toglieremo mai questa bella etichetta, eppure non è vero che non siamo in grado di fare altro: basterebbe aprire un orecchio e liberare i nostri occhi dai sette chili di prosciutto che li avvolgono, per renderci conto che intorno a noi brulica un formicaio di talenti soffocati.

Leggi la versione in inglese

tradotta da
Sylvia Zaffora

1 commenti:

Dies Irae ha detto...

Cara Monky... Eh, hai ragione su tutti i fronti. E purtroppo forse un bene non è.
Innanzitutto tengo a precisare che ci sono Band che per scelta fanno cover e tributi, perchè piace, perchè significa qualcosa, insomma ci siamo capite. Per cui, non mi sembra giusto inveire contro questo filone in toto.
Certo è che, soprattutto a livello Underground italiano, ci sono tonnellate di Band che, pur essendo bravi, pur avendo sound pazzeschi, pur sputando sangue per qualcosa in cui crede, non emergono manco si mettessero una boa attaccata alla cintola.
E purtroppo questo trova, forse, spiegazione con quello che hai scritto tu. Trend e roba varia... Il che forse è quella la vera morte della musica in sè (e il tuo riferimento ai Tokio Hotel ci casca a fagiuolo), non tanto le cover... Quelle sono una conseguenza ad un problema di fondo che va al di la, appunto, del non avere magari idee o nulla da comunicare, anche se mi sembra quasi impossibile questo fatto.
Parlo sempre per quel che ne conosco e ne capisco, per la realtà musicale in cui mi "cullo" ogni tanto e in cui spero che prima o poi le cose cambino, e tu sai che parlo dell'Underground legato all'Heavy Metal, e non di altre realtà musicali, ove forse posso avere solo un'immagine abbozzata da ciò che vedo (ma che comunque credo non cambi in maniera troppo marcata).
Insomma... io non trovo giusto che non si possa più credere nella Musica (la M maiuscola è appunto voluta). Soprattutto noi, che siamo della generazione degli 80's...
La speranza è l'ultima a morire.