lunedì 20 novembre 2006

Pro-Life

Autore: Luca Peretti

Alcune note a margine sui Masters of Horror: sono probabilmente il vero evento di questo Torino Film Festival numero 24. Già il terzo giorno alla prima proiezione di Family e Pelts, i film di Landis e Argento, si era creata una fila enorme davanti al cinema Massimo, indubbiamente anche grazie alla presenza in sala dei due registi (Argento, tra l’altro, sta girando il suo nuovo film proprio in questi giorni a Torino). Bagno di folla anche per la sei ore di martedì, con appunto sei film presentati: applausi, anche a scena aperta, file lunghissime, scene di giubilo ed appassionati entusiasti anche se non sono mancate le critiche per questi sei episodi che hanno lasciato dubbioso più di qualcuno, soprattutto chi non è un patito del genere.

Ci sono due cose buone in “Pro-life”, l’episodio dei Masters of Horror 2 diretto da Carpenter: la prima è la critica e lo sbeffeggio al cristianesimo ottuso, bigotto e radicale, e la seconda la presa di posizione forte contro gli antiabortisti. Si affrontano quindi, in chiave horror ma non troppo, temi scottanti nell’America contemporanea (e che senz’altro hanno avuto la loro buona importanza anche nelle elezioni di Mid Term negli Stati Uniti della scorsa settimana). E’ la storia di Dwayne, americano medio, nell’età e nei comportamenti, e della sua assurda missione per salvare la figlia quindicenne “rinchiusa” in una clinica per aborti. Di fatti dopo essere restata incinta in circostanze alquanto misteriose (si scoprirà che il padre del futuro bambino è un mostro che vive sotto terra…) la figlia scappando dal bosco incappa in due medici della clinica (la scena ricorda vagamente la fuga nel bosco di “Suspiria”( inserisci anno!!!) di Argento, ma diciamo che non è proprio la stessa cosa). Il taglio degli sceneggiatori e del regista è chiaro fin dal principio, parlare di temi sociali attraverso lo splatter, le uccisioni, le scene di tortura di cui sono protagonisti Dwayne e i suoi tre figli maschi. Ma il film si perde in scene molto divertenti (sarà voluto? O un incidente?) ed in alcune al limite del ridicolo. Quelle atmosfere inquietanti, misteriose e claustrofobiche tipiche dei film di Carpenter qui mancano del tutto, ed in questo senso non pare per nulla azzeccata la scelta di girare tutto alla luce del sole. Il modello del <> sembra abusato e già visto, per un film che nulla aggiunge e nulla produce di particolarmente originale. E se gli appassionati del genere sono costretti a rimanere affascinati da questo film (“per dirci, è Carpenter!!”) noi possiamo tranquillamente bocciare, seppure a malincuore, questo Master.

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