domenica 2 settembre 2007

Vivere e morire a Venezia

Autore: Lorenzo Riccò

Memorie di un giovane ingenuo.

Agli occhi di un ingenuo giovanotto di campagna, quale il sottoscritto, il Festival di Venezia appare come un’intricata giungla, popolata da strani animali dai bizzarri comportamenti. Volete sapere che cos’è che mi ha veramente colpito? No, con ogni probabilità non ve ne importa nulla. Ma, se così non fosse, seguitate a leggere:

1. MAHATMA ALLEN: Le proiezioni del film di Woody Allen sono state riservate ai possessori di accrediti stampa (“press”), con buona pace dei detentori degli esotici accrediti denominati “industry”. Nondimeno, questo non ha certo scoraggiato un indomito tizio sopra i cinquant’anni, il quale, gonfio d’orgoglio come se stesse lottando per l’indipendenza dell’India, si è seduto a terra, davanti all’ingresso, tentando un’eroica resistenza non violenta. La protesta si è protratta per la ragguardevole durata di cinque secondi. Non che sia intervenuta la sicurezza: è solo che, come i più avveduti tra voi certamente sapranno, dopo un po’ che stai seduto a terra ti fa male il culo.

2. WOODY PERTINI: Altri detentori del misterioso tesserino “industry” hanno tentato di forzare le maglie della sicurezza con un sofisticato sillogismo di diritto costituzionale. Mi spiego meglio: un altro tizio, anche lui sopra i cinquant’anni, ha gridato in faccia ad una maschera: “Vogliamo entrare! E’ UN NOSTRO DIRITTO COSTITUZIONALE!”.
Il sottoscritto non può che rammaricarsi di come, nel corso dei suoi brevi studi giuridici, il professore non abbia mai fatto notare la presenza di un articolo della Costituzione dedicato all’ingresso degli industryali alle proiezioni di Woody Allen.

3. LE CALZE CORTE ED I LEGGINGS: Non ho potuto fare a meno di notare quanto segue, non senza una nota di testosteronico apprezzamento: il novanta percento delle donne presenti al Festival indossa dei simpatici collant corti, che arrivano appena a coprire il ginocchio. Ho fatto notare questa curiosa moda-delle-calze-corte ad una mia amica, che mi ha subito corretto: “Non sono calze corte, sono LEGGINGS!”. Ecco, trovo questa battuta splendidamente paradigmatica: che cos’altro è, l’industria della moda, se non l’arte alchemica di prendere delle calze corte, quintuplicarne in prezzo, trasformarle in “leggings” e venderle al novanta per cento delle signore dell’orbe terracqueo? Peggio per voi, signore del decimo percentile ancora sprovviste di un simile prodigio sartoriale.

4. INSULTARE I FUOCHI ARTIFICIALI: Mentre ero in attesa di entrare in sala per una proiezione notturna, il cielo è stato rischiarato dai fuochi artificiali. Essendo io un ingenuo giovanotto di campagna, mi sono subito eccitato. Non così il signore sopra i cinquant’anni accanto a me, che ha cominciato a inveire verso la volta celeste: “SCEMI! NON VOGLIO I FUOCHI ARTIFICIALI!”. La ragione di simile posizione mi è tuttora oscura.

5. PRECISAZIONI: Non ce l’ho con i tizi sopra i cinquant’anni, né con gli stilisti che promuovono le calze corte, né con i tizi sopra cinquant’anni che amano insultare gli spettacoli pirotecnici come se fossero esseri umani.

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