sabato 1 settembre 2007

Kantoku Banzai

Autore: Federico Giammattei

Regia: Takeshi Kitano
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Attori: Takeshi Kitano, Toru Emori, Kayoko Kishimoto, Anne Suzuki, Keiko Matsuzaka, Yoshino Kimura, Kazuko Yoshiyuki, Yuki Uchida, Akira Takarada, Yumiko Fujita, Ren Osugi
Produzione: Office Kitano, Bandai Visual Company, Tokyo FM
Broadcasting Co., DENTSU Music And
Entertainment, TV Asahi
Paese: Giappone 2007
Uscita Cinema: 30/08/2007 (Festival Venezia)
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 104 Min

Difficile e abbastanza inutile cercare di dilungarsi nella disarticolata e satura trama del film.
Partendo con una carrellata di tentativi falliti e non, che nella sua vita il taciturno Kitano (se stesso interpretato da se stesso) ha collezionato per la realizzazione di pellicole sempre diverse, “Kantoku banzai!” è un incredibile assecondarsi di generi cinematografici, gag oltre il limite dell’ assurdo e riflessioni esistenziali.
Takeshi ricorda i suoi film di maggiore successo, quelli violenti e nichilisti, quelli sentimentali, quelli di cappa e spada e ne aggiunge molti altri apparentemente mai esplorati. Inaspettatamente e coraggiosamente dedica la metà del film alla sua vecchia carriera di comico demenziale trasformando l’ormai nauseante minestrone, in un cartone manga giapponese misto a “mai dire banzai” recitato con attori in carne ed ossa.
L’operazione del maestro è indubbiamente sconvolgente e controversa, come lui stesso la definisce, “il mio suicidio artistico”. E infatti è forse proprio questo che il film fa: demolisce letteralmente tutto quello che Kitano ha realizzato nella sua carriera, esternando un impasse creativa, che fuoriesce come una sorta di autoanalisi-autoflagellante. Forse questa definizione richiede di essere distribuita correttamente per i tre film (per ora solo due) che il regista desidera realizzare come “purga” della propria carriera cinematografica; l’autoanalisi infatti era palpabile nel primo e episodio della trilogia, “Takeshi’s” dove, strizzando l’occhio all’ “8 e ½” di Fellini, ripercorreva la sua filmografia come fine di un’era personale fatta di una poetica in evoluzione, ora giunta al termine.
In “Kantoku banzai!” traccia forse un ponte immaginario tra il primo e l’ultimo film dell’incompleta trilogia manifestando esplicitamente la propria depressione artistica cercando però di divertirsi, creando così un ossimoro inquietante che rifletta nella pellicola una crisi della poetica e allo stesso tempo una poetica della crisi.
Impossibile dare un giudizio positivo o negativo al film, che senza dubbio rappresenta una tappa importante e coraggiosa della carriera di Takeshi Kitano, Speriamo solo che nell’ultimo capitolo l’autore ritrovi l’ispirazione perduta, e il ponte immaginario poggi su una sponda solida; anzi, senza decidere cosa e meglio per un grande regista come Kitano (queste cose le fanno i critici e basta) è più saggio forse aspettare in silenzio, sicuramente riuscirà ancora a sorprenderci

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