martedì 4 settembre 2007

Io non sono qui

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Cast: Heath Ledger, Richard Gere, Joe Cobden, Benz Antoine, Mark Camacho, Michelle Williams, Cate Blanchett, Julianne Moore
Regia: Todd Haynes
Sceneggiatura: Oren Moverman, Todd Haynes
Titolo originale: I’m not there
Generi: Bio

“I’m not there” è il primo film ispirato a Bob Dylan ad aver ricevuto l’autorizzazione del cantautore, da sempre famoso per la sua riservatezza e per il controverso rapporto con i media. Diciamolo subito: non si tratta di un classico film biografico. Anziché ripercorrere le varie fasi della carriera di Mr. Zimmerman, infatti, la sceneggiatura di Oren Moverman e Todd Haynes “scompone” la figura di Dylan in vari personaggi, interpretati da attori diversi. Ogni figura rappresenta un diverso aspetto della complessa personalità del songwriter: si va dal giovane vagabondo all’acceso contestatore all’annoiata rockstar fino al cowboy romantico, passando attraverso vari episodi a volte veri, a volte chiaramente surreali.
Grazie a questa originale scelta di sceneggiatura, “I’m not there” scongiura con facilità il pericolo che minaccia ogni film a carattere biografico: l’agiografia. Pur essendo un prodotto “ufficiale”, il film non cade nella tentazione di dare risposte facili; al contrario, attraverso l’espediente della “moltiplicazione di personalità”, la pellicola non fa che sottolineare l’impossibilità di rispondere in maniera univoca e bidimensionale alla domanda: “Chi è Bob Dylan?”.
“I’m not there” non è un film facile: anzitutto, la sceneggiatura è infarcita di riferimenti al personaggio e alla sua storia, la cui identificazione non sempre risulterà agevole, specie per quanti non conoscano la vicenda del musicista. Inoltre, ad accentuare l’aleggiante senso di incertezza è il carattere “aperto” del film, che si autointerroga incessantemente, in un continuo passaggio da episodi realmente accaduti (spesso trasfigurati, come la rottura con Pete Seeger o l’incontro con i Beatles) ad altri di pura fantasia (particolarmente pregevoli le scene in bianco e nero, fitte di riferimenti al Fellini di “8 1/2"). Contribuisce al senso di instabilità il frequente cambio di registro stilistico, che alterna momenti di cinema-verità (ad esempio l’intervista a Joan Baez, interpretata da Julianne Moore) a sequenze intrise di esoterica psichedelica (i riferimenti alla tarantola).
Come Todd Haynes spiega in conferenza stampa, per godere “I’m not there” non occorre avere alcuna preparazione o saper cogliere i molteplici ammiccamenti: l’opera propone anzitutto un’esperienza visuale, una rappresentazione, a tratti metarazionale, di un’eccezionale personalità. E forse, è proprio questa pluralità di possibili piani di lettura ad aver convinto lo stesso Dylan. Curiosità: Kim Gordon, leggendaria bassista dei Sonic Youth, compare in un breve cameo. Una delle canzoni del film è cantata da Stephen Malkmus, ex frontman dei Pavement.

0 commenti: