lunedì 3 settembre 2007

In questo mondo libero

Autore: Lorenzo Riccò

Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Scenografia: Fergus Clegg
Fotografia: Nigel Willoughby
Anno: 2007
Nazione: Italia - Gran Bretagna - Germania - Spagna
Durata: 96'
Genere: drammatico

Il mondo è così grande che non interessa a nessuno

Angie, una trentenne inglese, dopo una serie di licenziamenti da lavori mal pagati, decide di aprire con la sua coinquilina Rose una agenzia di lavoro interinale grazie ad una buona esperienza nel settore. Dopo una vita disordinata, sente di voler dimostrare qualcosa e investe tutte le sue energie in questo progetto, trascurando il figlio undicenne e perdendo pian piano la sua umanità per raggiungere l’ obbiettivo.

Il regista inglese Ken Loach, da sempre impegnato nel sociale, con la sua ultima opera è presente quest’ anno a Venezia in concorso e punta la camera da presa sugli sfruttamenti a cui sono sottoposti i lavoratori provenienti dall’ Europa dell’ Est che giungono a Londra alla ricerca di un qualsiasi lavoro. Il film è sicuramente interessante per approfondire un fenomeno sotterraneo del quale ne sappiamo ben poco e per riflettere sulle ingiustizie del “miracolo del lavoro flessibile”, forma consona alle economie dei paesi più sviluppati che si basa però su un nuovo tipo di schiavismo senza catene che a detta di Loach cancella 150 anni di lotte sindacali. Le dichiarazioni del regista sulla sua ultima fatica sono in realtà più politiche del film stesso: “I governi di destra si reggono sul lavoro prodotto dalla manodopera straniera, sono però i primi a promuovere politiche di espulsione”. La protagonista del film Kierston Wareing, bravissima alla sua prima interpretazione, mostra quanto siamo disposti a “nascondere sotto il tappetto” per raggiungere la ricchezza: lei stessa vittima di un lavoro instabile, organizzerà infine dei veri e propri reclutamenti, impartendo ordini come un kapò. A volte le sale un po’ di rimorso che la spinge a prendersi cura di una famiglia iraniana, ma è solo ipocrisia, non esiterà a tradirli per i propri interessi. Grazie al film, si viene così a sapere che “certe industrie” preferiscono assumere immigrati con il passaporto irregolare per poterli tenere in scacco con il ricatto dell’ espulsione e altre nefandezze. Pellicola interessante sia per il suo dato sociale, sia per lo sviluppo psicologico di un bel personaggio, ma che soffre di idealizzazione nei confronti degli immigrati, privi di colpe rispetto alla cinica Kate e di un mondo che basa la propria ricchezza sul loro sfruttamento. Sicuramente condivisibile dal punto di vista umano, con qualche riserva su quello ideologico.

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