martedì 4 settembre 2007

Il treno per il Darjeeling

Autore: Federico Giammattei

Titolo originale: The Darjeeling Limited
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
Attori: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Bill Murray, Natalie Portman, Roman Coppola, Amara Karan, Camilla Rutherford, Irfan Khan, Wally Wolodarsky, Waris Ahluwalia, Barbet Schroeder
Paese: USA 2007
Uscita Cinema: 3/09/2007 (Festival Venezia)
Genere: Comm
edia, Drammatico
Durata: 91 Min

Tre fratelli si riuniscono dopo un anno nel quale non si sono parlati, affrontando un viaggio iniziatico in In
dia a bordo di un treno.
Terzo “capitolo” della saga sulla famiglia realizzata dal giovane Anderson e visionario affresco sul dolce-ama
ro scontro della cultura occidentale con un paese misterioso e affascinante.
Prima del film v
ero e proprio Anderson ci delizia con un piccolo corto di circa dieci minuti, che va ad introdurre l’ironia drammatica che poi caratterizzerà tutta la pellicola, rivelando in anticipo alcuni dettagli su uno dei tre personaggi principali (Schwartzman), forse capace di risultare per lo spettatore una sorta di epicentro morale della vicenda, pronto a guidare e comprendere gli ancora più confusi fratelli, probabilmente l’uno l’opposto dell’altro.
In questa n
uova fatica del geniale autore si avverte subito un piacevole contrasto, del resto già rappresentato nelle “Avventure acquatiche di Steve Zissou”, basato su di una rappresentazione statica e fumettistica dell’immagine filmica, fatta di inquadrature fisse spesso prive della profondità di campo, scenografie sempre dettagliate e caratterizzate da una quasi paranoica composizione armoniosa e simmetrica dei colori e degli oggetti; tutto questo messo in contrapposizione con il tema del viaggio e del movimento che trascina i personaggi con la forza verso il proprio futuro. Il movimento costringe i personaggi ad una riflessione: nei momenti cruciali gli esseri umani di Anderson si trovano sempre su dei mezzi di trasporto (per questo film, Il treno, la macchina, la moto; mentre nelle “Avventure Acquatiche di Steve Zissou”, la nave, l’elicottero, il sommergibile); indimenticabile il vagone ferroviario che trasporta i protagonisti, che ad un tratto del film si perde nel bel mezzo del deserto (paradossale come la vita, apparentemente guidata da binari/certezze).
Rispetto alle precedenti opere Anderson relega la figura paterna ad un "ruolo" minore, probabilmente rappresentata metaforicamente dall'anziano signore (Bill Murray) che dopo una frenetica corsa perde il treno sul quale in seguito viaggeranno i tre fratelli.
Per tutto il film i protagonisti cercheranno di ritrovare se stessi attraverso gli usi e costumi del posto, riuscendo solo in parte a spogliarsi delle loro paure (nell'ultima corsa per prendere il treno abbandoneranno le caratteristiche valige dalle quali non si erano mai separati).
La catarsi c'è, ma come in ogni suo film i personaggi contemplano il loro percorso con ironica malinconia, la stessa con la quale lo avevano intrapreso.

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