lunedì 25 giugno 2007

Ghost world

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

“E’ una cosa da fare assolutamente”: con questa solenne dichiarazione Enid e Rebecca, due adolescenti marginali e ostentatamente sarcastiche (Thora Birch e Scarlett Johansson), decidono per gioco di introdursi nella vita del placido, imbranato Seymour (Steve Buscemi). Tutto comincia con uno scherzo, ma le cose si complicheranno: Rebecca affronterà, durante le vacanze post-diploma, un percorso di maturazione, che la porterà ad allontanarsi dall’amica ed a desiderare una vita “da adulta”; Enid, invece, inizierà una tenera, bizzarra, impossibile relazione con Seymour, dalla quale uscirà profondamente cambiata.

“Ghost world” è il tipico oggetto di culto: sebbene sconosciuto ai più, il film è osannato, specialmente negli Stati Uniti, da un sotterraneo, vasto pubblico giovanile, cha ha ravvisato nella pellicola, fin dalla sua uscita, una disillusa risposta “grunge” ai mille college-movies, che offrono un’immagine spesso stereotipata degli adolescenti. Scordatevi “Dawson’s creek” e non aspettatevi soluzioni facili: quest’opera mostra l’emarginazione, la cattiveria, lo squallore e soprattutto la profonda, insuperabile noia che dominano la provincia americana.

Tratto caratterizzante della sceneggiatura (e, probabilmente, ragione intrinseca dello scarso successo commerciale) è la voluta assenza di risposte: mentre “American Beauty” ha un taglio apertamente sociologico e “Donnie Darko” si rifugia in un surrealismo polisemico, “Ghost world” si limita a raccontare una storia di quotidiana catastrofe umana e sociale, senza mai moraleggiare. Non a caso, il finale non porta ad alcuna conclusione: anche la vita si comporta in questo modo, assai spesso.

Altro motivo per recuperare questo film, sebbene non ve ne freghi nulla di adolescenze problematiche e meschinità piccolo-borghesi, è la possibilità di vedere una Scarlett Johansson diversa, acerba e decisamente bruttina, ben lontana dalla figura di “Venere col push-up” che si è in seguito costruita. Per il resto, gli attori sono perfetti: totalmente a suo agio la Birch, che aveva già dato un’ottima prova nel citato “American Beauty”; grandioso come sempre Buscemi. Da notare, infine, l’esilarante comparsata di Dave Sheridan, quel curioso freak che compare anche in due video dei Red Hot Chili Peppers, sempre in ruoli vagamente psicopatici.

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