sabato 5 maggio 2007

Viviana

Autore: Livia Franchini

da quando una sera di marzo si era innamorata a prima vista di un uomo dalle mani nervose alla fermata del bus, Viviana aveva iniziato a coltivare una fiducia cieca e ottimista nei dejà-vu. lui non l'aveva più incontrato ma viveva nella speranza certa che sarebbe successo. così, le bastava percepire le pupille illuminarsi per aver riconosciuto un evento già vissuto per sentirsi ovattata e al caldo. riteneva che quei momenti, in cui si prova la sensazione d'aver già provato, non fossero altro che minuscole trasparenze alla coscienza di una vita che -voleva esserne certa- prima o poi si ripeteva, senza dubbio. poiché questo la rassicurava e rafforzava la sua fede, iniziò ad inventare dejà-vu minimi. camminando lungo ad un muro, ad esempio, compitava sulle dita quanti fazzoletti accartocciati o quanti mozziconi di sigaretta incontrava sul marciapiede. ogni volta che ne vedeva uno nuovo, quasi identico al precedente, pensava: 'beh, ma questo l'ho già vissuto. l'ho già vissuto giusto pochi passi fa.'

camminando così, urtò un uomo dalle mani nervose, ma non si fermò a chiedere scusa. tirò avanti, contando sulle dita, a testa bassa.

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