sabato 14 aprile 2007

La tv delle tette rifatte

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

Questa non è più solamente la TV dell’apparire.
E’ diventata rapidamente anche la TV del rifarsi.
Una sorta di strumento informativo circa le più moderne tecniche di mastoplastica additiva, liposuzione, rinoplastica, ecc. ecc.
Perché scagliarsi ingiustamente contro la chirurgia plastica? Si tratta di una libera scelta (eventualmente resa meno libera dai suoi prezzi) che ha risolto i più o meno gravi problemi di milioni di persone nel mondo. Niente da obiettare.
Si nasconde però qualcosa di insano e pericoloso dietro il suo esasperato sfoggio televisivo, perché si sfiorano (si superano?) dei limiti che dovrebbero esser sempre considerati invalicabili: quelli dell’influenza estrema che la televisione può esercitare su chi la osserva.
Una volta la TV era quella delle tette rifatte, oggi è quella degli sfigati rifatti.
Fino a qualche tempo fa i messaggi negativi erano leggermente filtrati, o quantomeno caratterizzati da uno sviluppo in due tempi: il primo durante la visione, il secondo a monte di una propria considerazione di ciò che si osservava. Ad esempio, tu vedevi in un video una bella ragazza a far da zerbino a un pappone rapper pieno d’oro più che di un 'Re magio' e, se interpretavi questo come un messaggio positivo, potevi considerare di correre dal chirurgo per sembrare il più possibile simile a una o all’altro.
Adesso qualcuno ha pensato bene di abbattere questo filtro, andando direttamente al sodo. Ora il messaggio è trasmesso direttamente nella testa e il chirurgo ti entra in casa (almeno quanto tu entri nella sua). Quale messaggio indiretto? Qui l’evidenza è sovrana.
La ricetta è molto semplice: si cerca con cura un derelitto umano (uomo o donna, ma a volte hanno mostrato anche dei bambini) che abbia i seguenti requisiti minimi di sistema:
- molta carne in sovrappeso
- naso da quadro di Picasso
- labbro leporino
- denti color del grano
- pelle stile reduce di Chernobyl
- rilevanza sociale e stile di vita pessimi così da render più magica (e illusoria) 'la mutazione'
Una volta trovato il soggetto, si monta un bel servizio che ne decanti l’infausta situazione: abbandonato dagli amici (che spesso non ha mai avuto), insicuro, a quasi sempre arrabbiato.
A questo punto lo si mette un po’ a bollire sotto le mani capaci di un esercito di chirurghi/star che dividono la propria vita fra un operazione, un campo da golf, una bella moglie e tutto quello che 'gli sfigati' sdraiati sotto di loro possono desiderare. Infine ecco! La “creatura” è finalmente pronta.
Un vestito firmato, un visagista delle dive, una sfarzosa Limousine e tutto cambia; con le urla di gioia di amici (adesso un sacco!) e parenti a far da sottofondo, la creatura viene intervistata e ci dice quanto adesso si senta sicura e volenterosa di fare tutto quello che non aveva fatto fino ad ora.
Cosa significa? Che la vita che ti ha donato una grossa produzione televisiva è forse più valevole di quella regalata dai propri genitori?
Questo è un po’ lo schema di “Extreme makeover” prodotto da ABC e trasmesso su Sky da FOXlife, ma è comune ad altri programmi come “Dr. 90210” trasmesso da E! Entertainment, tanto per citare i più seguiti. Allora che dire? Non mi disgusta vedere una canula che infilata sotto l’ascella di un tipo, arriva ad issare un tendone da circo in mezzo alla sua pancia. Non mi disgusta veder tagliar via un capezzolo per inserire un “super tele” nelle tette di una.
Quello che mi deprime è capire quanto per un programma tv di questo livello, sia più semplice e redditizio avvilire piuttosto che intrattenere. Prendere la miseria e rivestirla di apparenti valori.
La TV non dovrebbe istruire, per questo ci sono le scuole. Non dovrebbe nemmeno insegnarci a parlare, per questo ci sono i genitori. La TV dovrebbe intrattenere e informare (obiettivamente se possibile). Oggi invece la TV è una mamma, un amico, una donna con cui far sesso, un chirurgo plastico, una chiromante.
Povero semplice elettrodomestico! Quali responsabilità t’abbiamo appioppato.
Chissà cosa direbbe oggi di tutto questo Marshall McLuhan, il grande sociologo canadese autore del fondamentale “Understanding Media”. Chissà.

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