venerdì 9 marzo 2007

Distraction

L'immagine è una elaborazione di un frammento tratto dalla trasmissione.
Autore: Federico Giammattei - Responsabile Festival


"La canticchiante e danzante merda del mondo".....
A volte si ride di quello che dovrebbe in realtà rappresentare il male; mi spiego: un giorno mi ritrovo sul mio divano, intento a lasciar entrare senza filtri di sorta, il blob televisivo che il mio telecomando dirige, nella mia testa.
Cercando il sollucchero di qualcosa che stuzzichi la mia monotona giornata, mi blocco su italia uno, dove in quel momento sta avendo luogo qualcosa di a dir poco sconvolgente: seduti su di una grande sedia, due sprovveduti ed impauriti giovinotti, tentano di rispondere alle domande di un sadico presentatore; "tentano", dato che i loro culi si poggiano su di un piano elettrificato che come è facile immaginare non indugia a fornire robuste scariche, che costringono i concorrenti a saltare letteralmente dalla sedia.
Per chi non ha visto questa trasmissione, mi soffermerò su ciò che più ha attratto la mia attenzione verso questa "prova": alle spalle dei due ragazzi, due grandi teleschermi mostrano un primissimo piano degli occhi dei malcapitati, i quali, anche se inavvertitamente, dovessero sbattere le palpebre, rimarrebbero vittima della spietata sedia elettrica.
Man mano che le scariche si fanno sempre più numerose e i visi dei giocatori sempre più provati, mi rendo conto che forse ho trovato il sollucchero che cercavo, dato che, contro il mio volere, non riesco a smettere di ridere. Dopo qualche minuto, in me si fa avanti un fortissimo senso di colpa misto a disprezzo... Stavo ridendo di una delle cose più aberranti che avessi mai visto.
Non ci vuole un semiologo per cogliere un simbolismo macabro e disarmante, nell'operazione concettuale che il programma propone, volontariamente o no.
Il rapporto con il virtuale che gli artisti degli anni novanta profetizzavano, di fatto raggiunge il suo triste apice in tutta una serie di fenomeni, primi su tutti i reality show. Il nostro "io psicologico" si indebolisce, lasciando prevalere su di noi un "io tecnologico", capace di renderci una massa di voyeur anestetizzati, incapaci di distinguere la vita reale, la sua crudezza, dalla dimensione artificiale che il medium ci propone; la televisione ha il potere di sopprimere la consapevolezza,da parte del fruitore, della "carne" (date un occhiata a "Videodrome" di Cronemberg per avere un idea della differenza tra "carne" e "virtuale").
Insomma ridiamo di un individuo su una sedia elettrica, schiavizzato da un "grande fratello" che aspetta solo che distolga lo sguardo dalla sua dimensione virtuale, per folgorarlo e costringerlo a rimanere "macchina" smettendo, per sempre, di essere uomo.

Tutto ci sembra finto, anche quando finto non lo è; ma in fondo ci piace, ci da un senso di sicurezza, possiamo rimanere seduti sul divano guardando il mondo senza che lui ci possa toccare, in fondo ci piace essere "la canticchiante e danzante merda del mondo".

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