venerdì 9 marzo 2007

Concerto di Giovanni Allevi a Lucca

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Autore: Pietro Ortolani

7 Marzo 2007. Lucca, Teatro del Giglio.

Sia detto senza alcuna supponenza o snobismo: il concerto di Giovanni Allevi è decisamente pop. E’ pop per i manifesti che da circa un mese tappezzano mezza Toscana. E’ pop per le ragazzine che fanno la fila fuori dal teatro, roba che Pete Doherty se la sogna. E’ pop per la costruzione del set, incentrato quasi interamente su “Joy”, l’ultimo album del pianista. E’ pop per i gridolini d’ammirazione che attraversano il Teatro del Giglio. E’ pop, infine, per i brevi interventi tra un pezzo e l’altro, ostentatamente imparati a memoria, quasi a voler sottolineare l’ormai proverbiale timidezza come un tratto di simpatia del musicista-personaggio.
Detto questo – e, si badi bene, tutto questo è semplice contorno - il concerto di Giovanni Allevi è un gran bello spettacolo. Le composizioni sono ricche di idee ma al tempo stesso immediate, grazie ad una potente vena melodica. La ricchezza ritmica ed il recupero in chiave postmoderna di elementi provenienti dalle più varie tradizioni musicali (si va da Debussy al jazz modale, dalla dodecafonia ai virtuosismi progressive) fanno di Giovanni Allevi un compositore di estremo interesse, capace di mantenere sempre viva l’attenzione del pubblico, anche stemperando i momenti più riflessivi ed eterei con un’azzeccatissima attitudine descrittiva.
Pur con una grande differenza di stile, nelle scelte artistiche di Allevi c’è qualcosa in comune con Stefano Bollani: si tratta del loro modo di presentare la creazione artistica, ironico ed umile. Un simile orientamento è certamente degno di stima, specie in un Paese nel quale la società sembra essere irrimediabilmente divisa tra radical chic e burini, tra chi fa le “vacanze intelligenti” al festival di Mantova e chi si lascia invecchiare davanti alla tv. La realtà non è questa, fortunatamente, ed è esattamente grazie a personaggi come Giovanni Allevi che un pubblico ampio ed eterogeneo decide di uscire di casa e di dedicare un mercoledì sera alla musica di qualità.
E’ proprio questa la mia conclusione: il concerto di Giovanni Allevi è pop, e la scelta è azzeccatissima. Se è vero che la musica “colta” ha bisogno di una certa riflessione e non si presta a spettacolarizzazioni, è vero anche che l’operazione di Allevi non è che un’intelligente valorizzazione di una creazione artistica, nel tentativo di comunicare emozioni al maggior numero possibile di ascoltatori. Vista la coda chilometrica che si allungava fuori dal Teatro, in cerca degli ultimi biglietti, l’operazione è felicemente riuscita. Bravissimo.


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