lunedì 12 febbraio 2007

Lou Reed: Transformer

Autore: Matteo Pennati

Finite le esperienze newyorkesi dei Velvet Underground e della Factory di Andy Warhol, Lou Reed si trasferisce a Londra, dove avviene l’ incontro fondamentale con David Bowie, grazie alla cui collaborazione nel 1972 da vita ad un capolavoro intramontabile, Trasformer. Bowie, precursore del glam, sessualmente ambiguo, colto, eclettico e carismatico esercitò una grande influenza su Reed: l’ extraterrestre Ziggy Stardust ed il fantasma rock underground si incontrano sulla Terra, ed il frutto del connubio è proprio questo disco, indimenticabile e senza tempo. Rimangono le tonalità tipiche dei Velvet Underground, alle quali si aggiune la nuova anima artistica di Lou Reed: l’ arte malata, cruda e mortuale rimane nella Factory ed è solo un vivo ricordo attraverso cui iniziare un nuovo percorso artistico. Sta in questo la grandezza di Trasformer, nell’ essere il ponte di passaggio tra una poetica dell’ oscurità, propria del mondo sotterraneo, ed una poetica più luminosa. Luci e ombre, ricordi e speranze si alternano veloci, e il fantasma Reed inizia il suo viaggio di risalita in superficie, con l’ obbiettivo di assumere contorni umani, ma gli esiti non saranno quelli sperati. L’ album si apre con il ritmo puramente rock di “Vicious”, che racconta di esperienze sessuali sadomaso e viziose; la leggenda narra questa trama gli fosse stata commissionata da Andy Warhol, il quale avrebbe dovuto dare vita ad uno spettacolo avente ad oggetto questi stravaganti rapporti e le cui musiche sarebbero state compito di Lou Reed. Si prosegue con la più velvetiana “Andy’ s cheat”, fino ad arrivare a “Perfect day”, probabilmente una delle più belle canzoni di Trasformer: una vera poesia musicale, che con grande semplicità descrive un eventuale giorno perfetto, in cui scompaiono le angosce e le inquietudi della quotidianità. Dopo “Hangin’ round”, dal tono glam, si arriva ad un’ altro capolovaro assoluto, “Walk on the wild side”, in cui l’ ascoltatore viene calato nel mondo cupo e infetto della Factory, ma all’ improvviso entra la dolce melodia di un sax, che lentamente soffia lontano quella realtà, che orami appartiene al passato di Reed. Il disco scivola via attraverso altri brani meravigliosi, come “Satellite of love”, “New York Telephone” e “I’m so free”, fino al brano di chiusura “goodnight ladies”, in cui ancora una volta il delicato suono del sassofono sembra sospingere lentamente l’ artista newyorkese verso la superficie: la dimensione sotterranea si fa sempra più piccola, si allontana, fino a scomparire. Trasformer è un album composto da tante piccole storie legate alla vita underground, episodi, personaggi, flash, che Lou Reed rievoca nostalgicamente, consapevole che sono solo dei ricordi: il circolo artistico di Warhol sta tramontando, e la nuova vita del cantante non è più sotto, ma sopra la terra. Solo conoscendo i Velvet Underground, si può ascoltare con commozione questo album, che essenzialmente rappresenta un passaggio, e che come tale è forse il momento più bello ed emozionante della vita del Lou Reed- artista. In realtà però la trasformazione non si compie: il nostro caro Lou non riuscirà mai a liberarsi dalle vesti di fantasma del rock.

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