giovedì 18 gennaio 2007

La ricerca della Felicità

Autore: Federico Giammattei

Titolo originale: The Pursuit of happyness Nazione: Stati Uniti Anno: 2006 Genere: Drammatico Durata: 117' Regia: Gabriele Muccino Cast: Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Chandler Bolt, Domenic Bove, Ian Baptiste, Aida Bernardino, Mia Bernardino, Richard Bischoff

Chris Gardner (Will Smith) è un padre di famiglia che fatica a sbarcare il lunario. Nonostante i lodevoli e coraggiosi tentativi di tenere a galla il matrimonio e la vita famigliare, la madre (Thandie Newton) del piccolo Christopher, che ha solo cinque anni (Jaden Christopher Syre Smith) non riesce più a sopportare le pressioni dovute a tante privazioni e, incapace di gestire la situazione, decide di andarsene. Chris, trasformato in un padre single, continua a cercare ostinatamente un impiego meglio retribuito utilizzando le sue notevoli capacità di venditore. Alla fine riesce ad ottenere un posto da praticante presso una prestigiosa società di consulenza di borsa, e sebbene si tratti di un incarico non retribuito, lo accetta con la speranza che alla fine del praticantato avrà un lavoro e un futuro promettente. Privato dello stipendio, Chris e il figlio, vengono sfrattati dall'appartamento e costretti a dormire nei ricoveri per i senza tetto, nelle stazioni degli autobus, nei bagni pubblici o ovunque trovino un rifugio per la notte.

Chi l'avrebbe mai detto che proprio un regista giovane come Muccino sarebbe arrivato in cima alla cupola, perchè di fatto è questo che stà succedendo: produzione milionaria, uno degli attori più in vista del momento e un incasso che se non vado errato, si aggira intorno ai 70 milioni di dollari (cifra che sicuramente è destinata a salire); il tutto sotto l'occhio vigile del colosso Columbia.
Insomma, negli states, già si comincia a parlare di "Muccino's Touch" (spesso la critica americana affibbia questo appellativo come sintomo di un particolare "tocco" del regista nel manipolare la materia cinema, esempio su tutti E. Lubish) e Will Smith, anche produttore, si dice entusiasta del metodo "made in Italy".
La prova dell' italiano è sicuramente ammirevole da un punto di vista tecnico-formale, la sua tecnica frammentata si articola sempre di più, con stacchi di montaggio frenetici e camera a spalla. Il protagonista è seguito con un occhio indubbiamente neorealista, la cinepresa segue i suoi movimenti, le sue corse, le sue emozioni, senza perderlo mai di vista; tutto va storto, tutto è una prova di vita che l'eroe deve tenere per se per non danneggiare ciò a cui tiene di più, suo figlio.
Il tutto più che ispirato ad una storia vera, sembra prendere spunto proprio da "Ladri di biciclette", platealmente citato più volte, del resto Muccino stesso afferma di aver teso l'occhio a De Sica e Franck Capra, anche se, del mitico regista di "Arriva John Doe", sembra conservare solo un sottile atteggiamento misogino, disegnando ancora una volta un ritratto di donna frustrata e isterica, e in questo caso pronta ad abbandonare tutto per il suo tornaconto personale.
Fin qui "quasi" tutto bene, dato che il film risulta anche piacevole e a tratti commovente, se non che, non possa passare inosservato il fatto ch questo film si poggia su di un concetto di "Sogno Americano" che fa rimpiangere le commedie di Hollywood anni trenta e quaranta.
Lasciando perdere la spesso pedante retorica dei dialoghi, quello che sconcerta di più è la messa in scena di un sogno di materialismo estremo, che spesso sovrasta addirittura tutta l'umanita del rapporto padre figlio, anche se, indubbiamente toccante.
La ricerca della felicità equivale a quella dei soldi, e di conseguenza la ricerca del lavoro, la quale porta il protagonista di fronte a dei brocker tutti simpaticoni e comprensivi, simbolo (anche se Muccino vorrebbe dire il contrario) della realizzazione personale alla quale ogni individuo americano dovrebbe puntare, e (udite udite) alla quale potrebbe arrivare con determinazione e costanza..... Non vorrei pontificare su di un argomento così delicato, dato che di certo non ne sono all'altezza, ma questa volta posso solo suggerire a Muccino che forse, l'ha sparata grossa.

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