mercoledì 10 gennaio 2007

007 Casinò Royale

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

I servizi segreti inglesi, nella persona di “M” (Judi Dench), hanno appena promosso James Bond (Daniel Craig) a 007.
L’obbiettivo della sua prima missione rilevante, che come accade negli altri episodi ha un sapore del tutto “politico”, è fermare l’attività di Le Chiffre (Mads Mikkelsen), banchiere dei terroristi di mezzo mondo. Per risanare un grosso deficit dovuto ad un attentato terroristico non andato “a buon fine” dopo l’intervento di Bond, il malvivente organizza una partita di poker (usando i soldi dei terroristi) presso il Casinò Royale del Montenegro, la cui cifra d’entrata è fissata in 10 milioni di dollari. Quando i servizi segreti lo scoprono inviano l’agente più abile nel gioco delle carte per cercare di battere Le Chiffre sottraendogli in questo modo ogni suo fondo senza lasciargli altra scelta che richiedere asilo politico agli inglesi per non finire in pasto ai propri “finanziatori”. L’agente in questione ovviamente è 007. Chi altri? Una giovane, intelligente e incredibilmente affascinante contabile (Eva Green), viene affiancata a Bond per gestire il denaro necessario per la partita di poker. Come ogni 007 che si rispetti, il nostro non potrà esimersi dal provare a far slittare il rapporto di lavoro con la bella di turno, in qualcosa di più passionale; se dapprima i problemi per Bond non sono pochi, quando questo accade, la situazione diventa addirittura peggio. Buttando uno sguardo alla locandina di questo Casinò Royale, si può già intuire una caratteristica importante del nuovo 007; l’agente è in movimento con la pistola tenuta in basso ma pronta ad essere utilizzata, il colletto della sua camicia è sbottonato e il papillon, invece di cingere saldamente il suo collo, è aperto e gli gira intorno. Quest’ultimo presentatoci da Martin Campbell (che nel ’96 già aveva diretto un episodio della saga con “Goldeneye”, mettendo in scena uno dei Bond più vanitosi come Pierce Brosnan) è uno 007 più rude e in una fase pura ed embrionale. Intendiamoci, l’eleganza continua ad essere un must del film, ma è sfoggiata in una maniera differente, più conforme alla situazione e meno alla blasonata necessità di mostrare l’agente perennemente impeccabile a prescindere da tutto. Gli ingredienti sono più o meno sempre gli stessi: scene spettacolari in cui Bond è costretto al funambolismo più sfrenato (se alcune cose vi sembrano troppo inverosimili, vi consiglio di farvi un giro su youtube.com cercando “street climbing”), donne qua e là che danno quasi fastidio tanto sono belle a vedersi, cattivi con segni particolari e/o manie assai accentuati e così via. Qualcosa è cambiato però; la classica scena in cui Bond viene invitato nei meandri di chissà quale palazzo e, come Batman, viene riempito di un corredo di attrezzi assurdi tipo penne esplosive o cose simili, è di fatto inesistente. Gli arnesi di questo “piccolo 007” si limitano a qualche oggettino presente nella sua Aston Martin. Quella per fortuna è veramente immancabile. Mi è preso un colpo quando nelle prime fasi del film si vede 007 con lo stesso ghigno di sempre, alla guida di una Ford! Ve lo immaginate? Per quanto riguarda la sigla iniziale poi, quella per intendersi che imperversa alla fine del prologo, si nota come il tono sia notevolmente differente dagli altri episodi: inizia ancora con un rapido Bond che si volta e spara verso lo schermo, ma senza con questo dare il via alla musica cult che ha caratterizzato questo grande personaggio. Per quella bisogna attendere fino ai titoli di coda. La sigla è una sorta di ibrido fra animazione e immagini reali che sostituisce le ridondanti esplosioni e le silhouette scultoree di qualche top model, a una serie di colpi mortali inflitti a son di “segni” (quelli delle carte ovviamente), il tutto condito da "You know my name", ottima performance compositiva e vocale di Chris Cornell (ex Audioslave / Soundgarden). Insomma, è forte la volontà di rinnovare l’immagine di questa serie ed è grande l’ambizione di utilizzare questa pellicola come ritratto della genesi in grado di caratterizzare fortemente questo 007 e gli altri passati (o futuri per meglio dire). Il film funziona bene anche grazie ad un’ottima sceneggiatura realizzata (fra gli altri) da Paul Haggis, già sceneggiatore di Million Dollar Baby e regista del pluripremiato Crash. Dato che questa recensione è scritta in Italia, spendo una parola per i nostri presenti in celluloide; un carismatico Giancarlo Giannini, gancio di Bond in Montenegro, la bella Caterina Murino, una delle due importanti “Bond girls” del film, e Claudio Santamaria che da “Romanzo criminale” prende in prestito la faccia cattiva per il suo ruolo da terrorista. Alla prossima missione allora, sperando che questo 007 riesca ad apparirci ancora una volta come un personaggio in continua evoluzione.

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