sabato 16 dicembre 2006

Jon Spencer and Heavy Trash: Concerto di Firenze

Autore: Pietro Ortolani

Auditorium Flog, 15.12.06.

Che il concerto di Jon Spencer and Heavy Trash sarebbe stato un evento memorabile lo si capiva già prima dell’inizio, vista la presenza in sala di Sua maestà Piero Pelù, monumento del rock fiorentino, nonché del sottoscritto e del suo redattore sottoposto Lorenzo Riccò, monumenti del giornalismo di qualità. Scherzi a parte: l’auditorium, pur non essendo esaurito, è popolato da un pubblico meno infighettato e più interessante del solito, all’insegna di una sanguigna passione rock.
La serata è aperta da un breve set del vincitore del Rock Contest 2006, Samuel Katarro (a mio avviso, scelta assai opinabile): dopo appena un quarto d’ora dei suoi tipici mugolii, il buon vecchio Katarro guadagna le quinte e lascia il palco agli Heavy Trash.
L’inizio è folgorante: Jon Spencer e Matt Verta-Ray affrontano con gran piglio le loro instancabili cavalcate rockabilly, supportati da un’impeccabile sezione ritmica. Dialogano con sicurezza e dimostrano uno splendido affiatamento, che consente di dilatare i pezzi per fare spazio a improvvisate variazioni. La musica, certo, al primo impatto non spicca per originalità: siamo in bilico tra rock’n’roll delle origini, riverberi chitarristici, languori country e fascinazioni cinematografiche d’altri tempi. Eppure, c’è sempre qualcosa che permette a Jon Spencer di non cadere nel cliché, nel mero revival, nel divertissement (stile Giuliano Palma, per intendersi): è la passione . Archiviato lo sperimentalismo del progetto Blues Explosion, insomma, questo musicista non ha affatto scelto scorciatoie: insieme all’ottimo chitarrista Verta-Ray (a cui è legato da decennale amicizia), Spencer dà nuova vita e nuove prospettive creative alla tradizione musicale americana, e sembra davvero divertirsi un sacco. Dopo oltre due ore di show, infatti, la band continua a suonare ed il frontman scende in platea, a ballare con il pubblico.
E’ a quel punto che succede l’imponderabile: il mio redattore sottoposto, Lorenzo Riccò, offre una sigaretta al vecchio Jon, gliela accende, e si mettono a fumare insieme. Nel frattempo, sul palco gli Heavy Trash continuano le loro cadenze infernali, e tutti intorno tengono il tempo. Sono episodi del genere che fanno capire quanto il rock’n’roll sia questione di ormoni, di semplicità, e di divertimento. Al termine del concerto, l’impressione è che i musicisti si siano esaltati e coinvolti quanto il pubblico, dando vita ad una sorta di bizzarra celebrazione pagana.
Per questi, e per mille altri motivi, vi invito a seguire Jon Spencer e gli Heavy Trash nelle loro prossime uscite (se stasera siete a Copenaghen, per esempio, potrebbe essere un bel modo di passare la serata). Per una volta, lasciate perdere tutti questi gruppetti emo che si pettinano da maniaci sessuali e stanno impalati a piagnucolare, e regalatevi 150 minuti di delirio anni Cinquanta. Il messaggio arriverà forte e chiaro: per fare un grande concerto, certo, ci vogliono la tecnica, il mestiere e la fortuna, ma ci vuole anche il cuore. E saper muovere il culo.

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