martedì 5 dicembre 2006

Anthrax: Spreading the disease

Autore: Yuri Monti

Nella prima metà degli anni '80 gli States fanno da incubatrice per lo sviluppo del thrash metal, e proprio in quel periodo iniziano a muovere i primi passi e ad affermarsi le band più rappresentative del genere. Nomi del calibro di Slayer, Metallica, Megadeth ed Exodus iniziano a riscuotere i primi successi discografici.
Tra i grandi gruppi di questa vera e propria epoca d'oro del “metallo pesante” troviamo gli Anthrax: dopo vari cambiamenti di line-up e il primo disco, “Fistful of metal”, il five-piece newyorchese raggiunge la consacrazione con la sua seconda fatica, il meraviglioso “Spreading the disease”.
Le nove tracce presentano un carattere prevalentemente thrash, ma celando una venatura fortemente heavy (sottolineata dal fantastico cantato “old school” di Joey Belladonna). Il sound è molto sfaccettato, e presenta diverse variazioni sul tema: il furioso incedere di “A.I.R.” apre le danze, dimostrando, se mai ce ne fosse bisogno, che i cinque hanno appreso molto bene i caratteri tipici del genere. Viene poi lasciato spazio alle sonorità possenti e cupe di capolavori come “Lone justice” e “Medusa”, in cui i granitici riff di Dan Spitz e Scott Ian fanno da sottofondo alla trascinante voce di Belladonna, che si rivela a pieno vocalist molto versatile. Gli Anthrax inoltre danno prova di non disdegnare anche passaggi più melodici, come testimoniano pezzi da novanta come “Madhouse” o “Armed and dangerous”, con quest'ultimo che è forse il pezzo più complesso del disco a livello compositivo. Last but not least, l'estrema (anche a livello di lyrics, data la forte critica anti-militarista) “Gung-Ho”, dove troviamo un Charlie Benante che, dopo aver sostenuto in maniera davvero ottima la sessione ritmica assieme al basso di Frank Bello, si scatena facendo chiedere pietà al suo doppio pedale; batteria sugli scudi quindi, senza dimenticarci la velocità siderale raggiunta in questa track di chiusura dalle due asce.
“Spreading the disease” è dunque un ottimo disco, in cui gli Anthrax dimostrano di avere carattere e tecnica da vendere; sicuramente una pietra miliare del thrash, in grado di stare tranquillamente vicino ad un “Master of puppets”o ad un “Reign in blood” (e da notare che l'album degli Anthrax è di un anno precedente a questi due mostri sacri...).

Tracklist: A.I.R.
Lone justice
Madhouse
S.S.C./Stand or fall
The enemy
Aftershock
Armed and dangerous
Medusa
Gung-Ho

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