venerdì 24 novembre 2006

Politica Zero

Autore: Luca Peretti

Ricordate “Avere vent’anni”? Quelle immagini spesso scure ed un po’ sgranate, palazzoni di periferia, ritratti di personaggi che andavano in onda su MTV? Quei documentari con Massimo Coppola, volto noto della televisione e del cinema (era in “Lavorare con Lentezza” di Guido Chiesa)? Bene “Avere vent’anni” sbarca al cinema con un documentario di un paio d’ore presentato qui al TFF, intitolato “Politica Zero”. Dello stesso erano stati realizzati anche estratti destinati alla televisione, ma l’emittente li ha censurati in nome della par condicio. Un vero peccato, perché il lavoro dei tre (oltre a Coppola fanno infatti parte del progetto Alberto Piccinini, il geniale opinionista sportivo de “Il Manifesto”, e Giovanni Giommi, affermato documentarista) è davvero interessante. Vengono raccontate le ultime elezioni politiche attraverso i quattro candidati più giovani: quindi quattro ritratti personali, quattro storie, ma al tempo stesso una fotografia dell’Italia contemporanea e del rapporto dei giovani con la politica. Fortuna ha voluto che non solo fossero due di uno schieramento e due dell’altro, due donne e due uomini ma anche di quattro partiti diversi, così da rispettare anche le più ferree regole di par condicio: si tratta infatti di Francesco Caruso, il leader dei disobbedienti napoletani candidatosi con Rifondazione Comunista, Antonio Scotto, anch’esso partenopeo per i DS, la ex, ma non troppo ex, soubrette Mara Carfagna alla corte del Cavaliere per Forza Italia, e la nazional-alleata Giorgia Meloni, adesso vicepresidente della Camera, indubbiamente uno dei nostri politici più bravi, nonostante l’età e le idee politiche,. Il film è un documento notevole e ci aiuta nella comprensione di un tema, quello dei giovani e la politica, per nulla facile e districabile. Lo fa con la naturalezza e lo stile semplice e diretto tipico di “Avere vent’anni”. Indubbiamente non vi è un lavoro di scavo e di conoscenza, e questo lo si vede. Non è uno di quei documentari in cui telecamera ed inquadrato vivono perfettamente in simbiosi, uno di quei film di cui si legge “il regista si è trasferito 2 anni nel tal posto per realizzarlo”. La distanza, la differenza tra intervistato ed intervistatore si sente, così come prevale, bene o male che sia, una visione delle cose: gli autori non si pongono in maniera neutrale davanti ad i quattro personaggi e ad i giovani incontrati, ma del resto si tratta di politica, non prendere posizione è difficile. Non va dimenticato, tuttavia, qual è la collocazione ideale per questo documentario, la rete giovanile MTV: e senza dubbio, tra un video di Britney Spears e uno di Cristina Aguilera, c’è un pubblico adatto e “bisognoso” di vedere questo documentario.

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