venerdì 17 novembre 2006

The notorious Betty Page

Autore: Federico Giammattei

USA, 2005, 35mm, 91', col. Regia: Mary Harron interpreti e personaggi: Gretchen Mole (Bettie Page), Chris Bauer (Irving Klaw), Jared Harris (John Willie), Sarah Paulson (Bunny Yeager), Cara Semour (Maxie), David Strathairn (Estes Kefauver), Lily Taylor (Paula Klaw), Norman Reedus (Billy Neal), Dallas Roberts (Scotty), Tara Subkoff (June), Ann Dowd (Edna Page), Peter McRobbie (Gengel)

La vita e la carriera della più celebre pin- up degli anni ’50, Bettie Page, bomba sexy e una delle prime icone della cultura pop. Bettie Page nasce nel 1923 a Nashville, Tennessee, e cresce durante la Grande depressione prima di trasferirsi a New York nel 1950, dove diventa famosa come modella di fotografie erotiche. Nel 1955 deve però affrontare un processo per pornografia con l’accusa di istigazione alla delinquenza giovanile. Nel 1957, all’età di soli 34 anni, abbandona la ribalta e si ritira a vita privata. Non è la prima volta che Mary Harron decide di affrontare temi caratterizzati da uno stampo “provocatorio”; in questo caso l’intento si riassume nel tentativo di rappresentare il sentire comune e non, di un epoca, nei confronti della sessualità. Bettie viene disegnata come una sorta di inconsapevole vittima e allo stesso tempo la fautrice, di una rivoluzione, quasi mediatica, pronta a ribaltare i canoni imposti dalla società in tema di pornografia. L’autrice si sofferma sull’inquietante fenomeno del feticismo, che negli anni a venire avrebbe influenzato l’arte, e in particolare l’espressione fotografica di alcuni grandi artisti come Robert Mapplethorpe, pronti a mostrare una realtà, volutamente nascosta dalla società, indagando sull’importanza della sessualità, attraverso servizi fotografici che pur conservando le caratteristiche del prodotto artistico (concettuale e formale), rivelavano uno sguardo “fisico” e oggettivo. Bettie Page, forse paragonabile alla Marie Antoinette di Sofia Coppola, diventa lo specchio di una società contraddittoria e piena di paure, in bilico sul baratro dell’ipocrisia e inconsapevolmente vicina al disfacimento irreversibile delle proprie restrizioni.

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