martedì 14 novembre 2006

Marie Antoinette

Autore: Federico Giammattei

USA, 2006, 35mm, 123', col. regia, sceneggiatura: Sofia Coppola costumi: Milena Canonero musica: Jean-Benoît Dunckel, Nicolas Godin interpreti e personaggi: Kirsten Dunst (Marie Antoinette), Jason Schwartzman (Luigi XVI), Judy Davis (contessa di/Countess of Noailles), Rip Torn (Luigi XV), Rose Byrne (duchessa di/Duchess of Polignac), Asia Argento (Madame du Barry)

La principessa austriaca Maria Antonietta arriva, quattordicenne, alla corte reale di Versailles, un luogo dominato dalla rigida etichetta, da rivalità interne e da spietati pettegolezzi. Costretta a vivere sotto i riflettori della vita pubblica e ad avere un figlio dall’inetto Luigi XVI, trova rifugio negli svaghi della giovinezza e nei piaceri del sesso con un generale dell’esercito. Ma con la sua condotta inconsapevolmente frivola diventa oggetto di scandalo e capro espiatorio di una società sull’orlo della rivoluzione. Nonostante successi e riconoscimenti, la figura di Sofia Coppola si è sempre trascinata dietro un velo di critiche. Nell’interpretare la figlia del padrino Michael o descrivendo la silenziosa e disperata ricerca di se stessa della protagonista/alter ego di Lost in Traslation, la figlia d’arte Sofia, ha sempre suscitato nell’opinione critica, un’antipatia legata alle velleità artistiche di un’autrice acerba, alla quale si attribuisce una spavalderia intellettuale, troppo incoraggiata forse, dall’importante parentela. Il lavoro svolto finora, dimostra però la capacità di Sofia, di “nutrirsi” della sua condizione di imputata, per sfruttarla come tracciato della sua poetica. Nelle sue tre opere, in primo piano, affiorano le inquietudini, le frustrazioni, le incomprensioni di giovani donne, soffocate dal contesto sociale e culturale che le circondano. InMarie Antoinette, il personaggio decadente della regina riflette sì, la fragilità di una classe sociale mascherata dai propri riti e schemi, utili solo a nascondere un’ineluttabile percorso di autodistruzione; ma soprattutto delinea una gioventù bruciata che non riesce a fare i conti con una società della quale non è ancora pronta a farne parte. Rifuggendo quindi dall’artificiosità del film storico, Coppola trasporta la crisi adolescenziale di una ragazza di fine settecento, ai giorni nostri, riaprendo un tema tutt’altro che chiuso. Colonna sonora rock-new wave, e ammiccamenti fugaci alla contemporaneità (un paio di converse insieme alle calzature dell’epoca, simil droghe, feste in un palazzo-discoteca) caratterizzano un opera postmoderna al contrario, matura e giovane, di un’autrice sincera.

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