giovedì 30 novembre 2006

Black Sabbath: s/t

Nel 1970 i Black Sabbath pubblicano il loro primo album, “Black Sabbath”. E il rock assume una veste malvagia e demoniaca, fino ad allora sconosciuta. Molti conoscono Ozzy Osbourne per la recente serie televisiva “The Osbournes” o per qualche mediocre disco solista, ma non sanno che più di trent’ anni fa insieme a Tommy Iommi (chitarra), Bill Ward (batteria) e Geezer Butler (basso), ha tradotto i misteri e il rito del Sabba Nero in un assoluto capolavoro della musica rock.
L’ album si apre con la cupa “Black Sabbath”: la pioggia cade delicatamente, il rintocco di una campana scandisce il tempo, mentre il rumore di un tuono fa da preludio al macabro incubo che sta per iniziare. La batteria, sulla scia dei rintocchi funebri, accompagna l’ ingresso in scena della lamentosa , quasi invasata, voce di Ozzy Osbourne. Questo esordio sinistro e oscuro, che racconta di indecifrabili rituali, fa capire fin da subito quella che sarà l’ atmosfera dell’intero album. Il brano successivo “The Wizard” si apre con l’ armonica, vagamente blues, e prosegue con un ritmo più incalzante, pur rimanendo celata dietro un velo di mistero e malvagità. Il mago, che abita la copertina del disco, dopo aver compiuto i suoi riti, esce di casa e attraversando la palude avanza verso di noi, accompagnato dalle otto canzoni che compongono il disco. Inutile sfuggire perchè il The wizard vi raggiungerà: serve il vostro sangue per alimentare fiamma vitale del sabba. Al di là dei riferimenti al diavolo e del gusto per l’ occulto, che pur facendo parte della poetica della band, non ne esauriscono il carattere (come crede qualche deficiente), il grande merito dei Black Sabbath è di aver realizzato una piccola rivoluzione nel rock. La anomala voce di Ozzy, i riff di chitarra semplici ma allo stesso tempo nuovi e pieni di creatività artistica e la pesantezza degli effetti hanno creato un sound nuovo ed inconfondibile. Esempio di questo cambiamento è sicuramente “N.I.B.”, il brano più affascinante e significativo del disco, grazie al quale il marchio “sabbath” entra a pieno diritto nella storia del rock&roll.
“Black Sabbath” ed il successivo “Paranoid” sono ben altra cosa rispetto allo sciatto satanismo, in cui il gruppo affogherà. Sul finire degli anni ’70, il rock sta esalando l’ ultimo respiro, e Ozzy e compagni hanno ormai smarrito l’ indole iniziale.



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