martedì 14 novembre 2006

Anger Me

Autore: Federico Giammattei

Canada, 2006, Digital Betacam, 72', col. Regia: Elio Gelmini sceneggiatura: Carlo Vitali musica: Bobby Beausoleil, Steven Brown, Tuxedomoon interpreti: Kenneth Anger, Jonas Mekas produttore: Carlo Vitali, Elio Gelmini

La storia della vita e del talento letterario e cinematografico di Kenneth Anger, una figura fondamentale del cinema sperimentale. Innovatore e pioniere, Anger ha definito se stesso un «mago del cinema» e il suo cinema una forma «ritualistica». I suoi film hanno trasportato il pubblico in luoghi dove solo i grandi poeti possono spingersi.

«Kenneth Anger è una delle maggiori personalità della scena underground anni ’60 e ’70. Nel 1947, Anger girò un film breve, simbolico, visionario, drammatico e carico di sensualità intitolato Fireworks. Un lavoro che è un’opera chiave della sperimentazione cinematografica (l’idea era di proiettarlo direttamente nelle menti del pubblico) e che fa di Anger un pioniere nella visualizzazione dell’immaginario omoerotico. Negli ultimi 50 anni, i suoi film hanno costituito il soggetto di diversi libri, discussioni e corsi di teoria cinematografica. Ma, esattamente, chi era Kenneth Anger? Perché e come ha realizzato i suoi film? Questi sono alcuni dei temi e delle questioni che ho indagato con Anger Me». (E. Gelmini).

In seguito al lavoro svolto in occasione del Lucca Film Festival 2006, da parte di 4rum.it, nel quale si è parlato molto del controverso personaggio di K. Anger, approda qui a Torino un documentario che con un approfondimento inedito, cerca di “insinuarsi” nella mente di uno degli assoluti protagonisti dell’avanguardia cinematografica degli anni ’60.

Il film sembra quasi essere affidato al coinvolgente racconto di A. che con millimetrica precisione, ripercorre ogni tappa della sua carriera artistica. L’artista sottolinea l’importanza delle influenze culturali e stilistiche che alcuni grandi maestri (J. Cocteau, Sergej M. Ejzenstejn) per tutta la sua vita hanno accompagnato le pulsioni e i caratteri simbolici di un cinema, quello di A. pronto a mettere in scena i parallelismi che legano la sua personalissima visione dell’occulto con i sentimenti più scuri e nascosti dell’animo umano.

L’intersecarsi di simboli e religioni, l’uso dello stereotipo culturale con il fine di ribaltarlo e il corrispettivo corollario di effetti visivi e uditivi (piani multipli, assenza di dialoghi), finalizzati a riflettere sullo schermo un arte alle volte volutamente ripiegata su se stessa; delineano un autore attaccato ai propri istinti inconsci, ma pronto a rivolgere l’occhio ad una società Lynchana che tenta disperatamente di tenere sotto il tappeto le proprie paure e pulsioni divise tra un bene e un male impossibili da classificare.

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