domenica 1 ottobre 2006

Underground is...

Al Palazzo Ducale di Lucca si è svolto l'incontro “Underground is...”, che ha visto protagonisti i registi presenti al Lucca Film Festival di quest'anno, da Adolfo Arrieta a Stephen Dwoskin, da Tonino De Bernardi a Kenneth Anger.
Attraverso la vivida testimonianza degli autori, e con l'aiuto di importanti critici come Adriano Aprà e Dominique Noquez, è stato possibile tracciare una generale definizione di quel fenomeno esteso e in continua evoluzione che è il cinema underground.
Una delle caratteristiche maggiormente poste in evidenza dagli esperti che sono intervenuti è sicuramente quella dell'”alternatività” di tale panorama: l'underground è un modo “altro” di fare cinema e di comunicare, ma anche di creare il prodotto e di distribuirlo (in particolare, proprio la distribuzione assai limitata è stato addotto come motivo principale della scarna critica che riguarda l'underground). Come è stato più volte ricordato all'incontro, questo è un cinema lontano anni luce da quello delle pantagrueliche produzioni mainstream di matrice hollywoodiana: si può parlare dunque di un cinema “povero”, e che proprio per questo, come ha affermato Arrieta, “ risulta vicinissimo a forme d'arte quali la scrittura o la pittura, in cui il momento creativo viene vissuto dall'artista in solitudine”.
Dati questi presupposti, risulterebbe quasi inevitabile pensare che l' underground si risolva in un fenomeno di nicchia, fatto da e per una certa élite intellettuale; ma è proprio per contrastare questa diffusa lettura del tutto tanto superficiale quanto erronea che sono nate alcune interessanti osservazioni, relative soprattutto al fatto che molti ambiti visivi odierni (video musicali, pubblicità,...) attingano oggi a piene mani alle soluzioni artistiche raggiunte a livello dell'underground.
Underground però vuol dire soprattutto sperimentale: un'universo in cui alla fine tutto è lecito purché si abbia la piena realizzazione della libertà di espressione, sottratti da qualsiasi tabù politico, sociale, culturale, che può essere rintracciato invece nell'universo mainstream; non a caso Aprà afferma che “il cinema underground è l'inconscio del cinema hollywoodiano”.
Un incontro molto interessante dunque, che ha rivelato come “underground” sia aggettivo non solo di un certo modus operandi, ma anche di un modus vivendi.

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