domenica 1 ottobre 2006

Stephen Dwoskin: artista sperimentale o esperimento di artista?

Autore: Matteo Pennati

Stephen Dwoskin, a quanto mi era stato detto, doveva essere uno degli artisti maggiormente sperimentali del Lucca Film Festival. Io sono dunque andato, con molta curiosità, ad assistere alla proiezione di Lost Dreams e Intoxicated by my illness. Il primo è un bianco e nero, che ha ad oggetto il corpo femminile; la scena è dominata costantemente da alcune donne che lentamente si spogliano. La ripresa dei loro corpi si articola attraverso il contrasto tra immagini a fuoco e immagini non a fuoco, con l’obbiettivo che sfumando si avvicina a singole parti del corpo, per poi subito allontanarsi. Su questo sfondo visivo scorrono sonorità cupe e remote.
Intoxicated by my illness è giocato sulla sovrapposizione delle immagini: un uomo morente in un letto di ospedale sul quale si accavallano immagini di donne e di scene sadomaso. Anche qui un contrasto: momenti di ripresa altamente realistici(stile documentario) e momenti molto vaghi e indefiniti.
Sinceramente non saprei cosa altro dire dei due film, potrei provare ad inventare qualcosa di verosimile, ma non sarei coerente con me stesso. In realtà sia Lost Dreams che Intoxicated by my illness mi sono risultati piuttosto incomprensibili e fini a se stessi. Non è questa una professione di scarsa capacità di leggere il cinema, ma il punto di partenza per una critica ad un certo modo di intendere l’ arte.
A mio avviso, l’ arte è una forma di espressione attraverso cui comunicare qualcosa: questo qualcosa può essere apprezzato o meno ma deve comunque arrivare al destinatario, ovvero il pubblico. Questo non vuol dire che il linguaggio usato debba essere sempre di facile impatto: esso può essere difficoltoso, più o meno immediato, può articolarsi su vari livelli di comprensione. Nel momento del primo incontro tra opera artistica e pubblico, quest’ ultimo può anche non comprendere a pieno il messaggio dell’ artista, ma deve necessariamente ricevere un input minimo, per poter magari indagare più a fondo in tappe successive.
Personalmente disprezzo queste élite di falsi intellettuali, che producendo opere incomprensibili, scaricano la responsabilità sugli spettatori "noi siamo dei geni, e siete voi che non capite, perché ad un livello intellettuale più basso". Questo ha come conseguenza il fatto che lo spettatore è costretto ad esaltare l’ opera e ad affermare di aver capito, per non sentirsi stupido. Beh, io penso che la responsabilità invece ricada sull’ artista, incapace di comunicare; magari ha un messaggio da lanciare, un qualcosa da trasmettere, ma non ci riesce. Il motivo è solo uno: la scarsa bravura dell’artista. L'avanguardia non è sinonimo di incomprensione, bensì mira al ribaltamento delle regole passate, obbiettivo che presuppone la necessaria conoscenza di quelle regole. Un film sperimentale è, ad esempio, Otto e mezzo di Fellini, col quale si crea un modo nuovo di pensare e vivere il cinema, ma che allo stesso tempo permette allo spettatore di cogliere un qualcosa, che seppur indefinito, stimola la sua curiosità e i suoi pensieri. In sostanza non reputo sperimentali registi come Dwoskin, ma semplicemente poco abili nel dare vita ad un cinema rivoluzionario.

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